“Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” sono parole di un uomo che riconosce i propri limiti, ma che crede con tutto il cuore nella potenza della parola di Gesù.
È la fede del centurione, una fede che non chiede segni, ma confida totalmente.
Anche noi ripetiamo queste stesse parole ogni volta che partecipiamo alla Messa. Prima di ricevere l’Eucaristia, riconosciamo la nostra fragilità: Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato.
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Chiediamo a Dio una parola che ci salvi. Ma non sentiamo una voce dal cielo che ci dice: “Sei guarito”, ma vediamo il sacerdote sollevare l’ostia, e in quel gesto c’è la risposta di Dio.
Quella parola che il centurione attendeva, noi la riceviamo nel silenzio dell’Eucaristia. È la Parola fatta carne, che si dona a noi come pane di vita. Non serve che Dio parli, perché già si è espresso con tutto se stesso: nel Corpo e nel Sangue di Cristo, innalzati davanti a noi, c’è la risposta che guarisce il cuore e dà pace all’anima.
Ogni volta che diciamo “Signore dì una parola e io sarò salvato”, Dio la pronuncia davvero, e quella Parola è Gesù stesso che viene a salvarci.
