p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 26 novembre 2025

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Forse uno dei tratti belli dellโ€™essere cristiani รจ quello di potere dare testimonianza della speranza che abbiamo ricevuto in Cristo Gesรน. La testimonianza, in lingua greca, si dice martyria che in lingua corrente รจ diventata poi martirio, martire. Il martire รจ il testimone per eccellenza.

Una chiesa, una comunitร  cristiana che sceglie di essere testimone non puรฒ non vivere lโ€™esperienza del martirio. Noi siamo convinti che lโ€™essere traditi dai fratelli, come essere citati in tribunale, come potere essere uccisi o traditi dagli amici, sia una cosa brutta e unโ€™esperienza cattiva. Ed in sรฉ รจ vero, per lโ€™umano รจ vero. Noi siamo convinti che piรน saremo testimoni del vangelo e piรน le cose andranno bene, meno avremo problemi, piรน Dio si darร  da fare per noi e ci riempirร  delle sue grazie. Niente di piรน falso.

Questo รจ un modo di pensare non umano, un modo di pensare secondo il mondo, non secondo Dio che solo desidera la perfezione dellโ€™umano, lโ€™esaltazione dellโ€™umanitร .

Piรน noi saremo testimoni, piรน noi saremo fedeli al Vangelo che รจ Cristo e a Cristo che รจ il Vangelo, รจ piรน avremo dei problemi, piรน la vita si complicherร . Non รจ vero che piรน saremo fedeli al vangelo e piรน le cose della nostra esistenza miglioreranno. รˆ vero proprio il rovescio: meno saremo evangelici e piรน potere avremo e piรน possibilitร  di vita e piรน opportunitร  di adire ai centri di potere avremo.

Il Vangelo non รจ cosa da riforme, il Vangelo รจ solo rivoluzione. La rivoluzione รจ questa: vivere solo del Vangelo e solo il Vangelo testimoniare. Convinti che non facciamo questo perchรฉ le cose ci vadano meglio. Convinti, al contrario, che piรน saremo evangelici e piรน le avversitร  alzeranno il tiro verso di noi e contro di noi. Noi come persone ma anche e soprattutto noi come comunitร  cristiana, noi come chiesa. La quiete della Chiesa Italiana, una quiete che ha amorfizzato la comunitร  cristiana, รจ sotto i nostri occhi. Abbiamo voluto mettere a posto i nostri problemi, le nostre scuole, i nostri asili, le nostre chiese, i nostri preti. E ci siamo chiusi, ci siamo chiusi su noi stessi e abbiamo perso la bellezza della testimonianza e del martirio, cruento o non cruento che sia poco importa, non dando piรน ragione della speranza che รจ in noi.

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Di fronte a questo รจ venuta meno la perseveranza salvifica. Non solo o non tanto perchรฉ tanti si sono allontanati dalle nostre chiese, quanto perchรฉ le nostre chiese sono diventate luogo di ariditร  e di paralisi. Attenti come siamo a conservare ciรฒ che abbiamo, preoccupati di noi stessi siamo diventati patologicamente e ontologicamente degli onfalopati: gente malata del proprio ombelico e centrata sul proprio ombelico.

La testimonianza ci chiede di uscire dalle nostre sacrestie, dai nostri conventi, dalle nostre chiese e andare, andare ad incontrare lโ€™altro, instaurando un dialogo. Testimonianza รจ proprio questa: incontrare il mondo e non combattere il mondo; dialogare col mondo e non anatemizzarlo, come giร  diceva Papa Giovanni XXIIIยฐ.

Da qui puรฒ nascere la testimonianza, da qui nasce la persecuzione, da qui nasce lโ€™abbandono degli amici, da qui nasce il martirio come conseguenza naturale del nostro essere del Vangelo e non del nostro ombelico.

Martirio, testimonianza, significa uscire dalla autoreferenzialitร  e riprendere lo sguardo sul mondo per, grazie al Vangelo, umanizzarlo. Non importa cambiare la dottrina o i dogmi, importa incontrare e testimoniare. Non importa condannare o dire i difetti e gli errori degli altri, importa testimoniare e annunciare, anche con le parole, la Buona Notizia del Vangelo.

Cosรฌ, ai quattro venti, senza mura di difesa, saremo in balia del mondo ma, soprattutto, saremo ai quattro venti, a quel vento dello Spirito che soffia dove vuole e che inebria di vita la nostra esistenza, se non ci chiudiamo alla sua azione.

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