Con la solennità di Cristo Re dell’Universo si conclude l’anno liturgico, il cammino che abbiamo cominciato nella I domenica di Avvento (1° dicembre 2024).
Lungo l’anno, di domenica in domenica, siamo stati educati a coltivare una misura alta e bella della vita. Un anno che si è rivelato una sorta di “album fotografico” durante il quale il Signore Gesù, attraverso la sua stessa vita e le sue parole, ci ha educati, ci ha aiutati a focalizzare ciò che è giusto, bello e veramente importante nella vita.
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La lectio continua dopo il video.
Come accennavamo nelle domeniche precedenti, l’Anno Liturgico si è rivelato come la nostra vita in miniatura, in scala. Un anno che ci ha condotto a rivivere, attraverso le celebrazioni dei diversi tempi e delle varie feste della nostra fede, il mistero della vita del Signore Gesù.
Abbiamo visto, nel Natale, che Gesù è il Dio con noi.
Poi abbiamo celebrato la Pasqua, che ci ha rivelato un Dio per noi.
Con la Pentecoste abbiamo celebrato il Dio in noi.
Abbiamo celebrato il tempo ordinario e i santi, e tutto questo ci ha rivelato che Gesù cammina con noi.
L’Anno Liturgico svela il senso e il significato della vita. Ce lo ravviva, affinché non ci perdiamo lungo il cammino, anche se talvolta la logica di Dio non corrisponde proprio alla nostra logica umana. Infatti il vangelo odierno ci presenta Gesù, nostro Re, in Croce!
vv. 34-43 : «Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”.
Nel vangelo di Luca, che ci ha fatto compagnia durante l’intero anno liturgico, Gesù viene dichiarato Re scrivendolo su una tavoletta posta sulla sua Croce, croce che si rivela così il suo trono! E Gli viene rivolta una domanda in tono di scherno: “Ha salvato altri, salvi se stesso”. Una richiesta provocatoria ripetuta tre volte: dai sacerdoti, dai soldati, da uno dei ladroni.
In queste poche parole i sacerdoti, però, si tradiscono: loro sanno che Gesù ha salvato qualcuno, lo hanno visto! Ma, formati alla scuola della Torah, aspettavano un Messia che doveva essere forte, vincente e non…come Gesù, che per giunta muore in croce! Loro avrebbero creduto in Gesù solo se fosse sceso dalla Croce, solo se avesse posto un gesto plateale, da vincente: “Se tu sei Re…”.
Queste parole ricordano le tre tentazioni di Gesù nel deserto e Gesù sa di essere atteso a Gerusalemme dal diavolo, che lo avrebbe messo di nuovo alla prova: “Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (Lc 4,13). Questo è il momento, e Gesù deve scegliere se essere un uomo come ogni altro uomo, debole, fragile, apparentemente vinto, oppure preferire la via del potere, del sensazionale, del miracolistico (come le tentazioni nel deserto: trasforma le pietre in pani, gettati giù…).
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Deve dimostrare se fidarsi della propria forza o se affidarsi al Padre. E Gesù ancora una volta rinuncia a vivere per se stesso, a chiedere a Dio di intervenire in modo straordinario, perché stordirebbe ancora gli uomini. Egli accetta di perdere la propria vita, sceglie di portare a termine quanto il Padre gli ha affidato. Fino alla fine. Fino a morire per la nostra salvezza. Lo fa per vivere l’amore fino all’estremo.
Sì, Gesù rinuncia a salvare se stesso, ed è solo grazie a questo suo comportamento che egli ha l’autorevolezza per affermare: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per me, la salverà» (Lc 9,24). Ecco perché Gesù tace di fronte a sacerdoti e soldati. Tace.
Accanto a queste due categorie – sacerdoti e soldati, potere religioso e militare-politico – ci sono due ladroni. Il primo si unisce alla provocazione, chiedendo a Gesù di salvarsi e salvarli! In fondo si tratta di un uomo disperato che esprime la sua paura, il suo dolore, il suo dramma. Che grida la cosa più ovvia e naturale: “Se sei Dio, perché la sofferenza?”; “Se sei Dio, facci scendere da questa croce!”.
Parole che in fondo si riflettono in tante nostre domande, in tante nostre preghiere di fronte al male e alla sofferenza, di fronte alle tentazioni e alle fragilità. E anche qui Gesù tace. Come tace con noi, quando viviamo questi momenti.
Infine, c’è il ladrone definito “buono”, anche se forse non era proprio così buono visto che è finito in croce. Eppure lui reagisce: “Non hai alcun timore di Dio…”. Questo ladrone vede che in Gesù c’è un innocente in croce: “Noi siamo condannati perché abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E conclude dicendo: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Il buon ladrone dice due cose: la prima, che Gesù sta andando verso un Regno nel quale desidera arrivare anche lui; ma nel dire questo il ladrone fa capire che la “Croce” è passeggera, non è l’ultima parola. E chiama Gesù per nome. Intuisce che di quest’uomo innocente, che arriva a perdonare chi lo sta crocifiggendo, può fidarsi. E si affida. Capisce che in quel Crocifisso sfigurato c’è un Re. Sa di potersi fidare. E si affida.
Chiede attenzione, accoglienza, spazio. Non avanza pretese, ma lo fa con umiltà, riconoscendo il suo male, come il pubblicano al tempio (cfr Lc 18, domenica 23 novembre). E, come lui, torna a casa giustificato.
Infatti per la prima volta Gesù risponde: “Oggi sarai con me in paradiso”. Oggi, con Me. Il ladrone ha chiesto attenzione e accoglienza, ha chiesto di “stare con Lui”. E il paradiso ha inizio proprio con “lo stare con Gesù”, nello stare in relazione con Lui!
Qui inizia il Paradiso, in questa relazione d’amore con Dio. Quella relazione che Gesù in queste ultime domeniche ha focalizzato nell’aiutarci a puntare sulle cose essenziali, fede-preghiera. Perché il Signore non cambia le cose, ma cambia lo sguardo. Non cambia le situazioni – neanche le croci – ma dona lo sguardo nuovo per vivere in modo nuovo anche le tribolazioni, le croci.
Gesù non ci salva dalle croci, dalle sofferenze ma ci salva nella Croce e nella sofferenza. Vi entra Lui stesso, perché nessuno si senta solo e abbandonato quando incontra queste esperienze della vita. Affronteremo sofferenze, dolori, lutti…croci. Ma non saremo mai soli, perché Gesù vi è entrato per noi e con noi, pur di farci compagnia, pur di sostenerci, pur di illuminare ogni attimo. Questo è il potere di Gesù. Ed è regnando in questo modo, che ci salva. Anche dalla morte.
Nelle parole del buon ladrone troviamo così il segreto per vivere già “oggi” il nostro pezzetto di Paradiso: “Stai con me, Signore, mio Re. Ricordati di me, non dimenticarti di me Signore, e aiutami a permetterti di regnare nei miei pensieri, nei miei sentimenti, nelle mie azioni quotidiane. Sii tu il mio Re, oggi. È sarà già oggi Paradiso.
Perché è paradiso quando aiuto il povero e il debole; è paradiso quando soccorro chi è nella necessità; è paradiso quando mi impegno per la pace, la giustizia, la verità. È paradiso ogni volta che faccio quanto Gesù mi insegna.
Oggi l’anno liturgico si conclude con questa solennità, con questo Vangelo. Cosa celebriamo? Cosa possiamo celebrare più del Natale, della Pasqua, della Pentecoste? Oggi celebriamo il fatto che noi siamo con Lui, nel Suo Regno.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
