Come sarà il giorno del Figlio dell’Uomo?
Il brano del Vangelo odierno contiene le parole conclusive del primo discorso escatologico di Luca e prefigura il compimento della storia al ritorno certo ma imprevedibile del Figlio dell’Uomo. I toni apocalittici di questo evento sottolineano la natura irripetibile di quell’evento e ci interrogano sui motivi che sostengono o meno la nostra sequela dietro a Gesù. Per questo Luca ci invita a orientare lo sguardo su Gesù che compie il suo cammino verso Gerusalemme dove incontrerà una morte certa.
Gesù è animato infatti da un’urgenza che trasmette con parole forti ai discepoli affinché riconoscano nel suo procedere il culmine della rivelazione dell’imminenza del Regno di Dio. Gesù non lascia cioè i suoi ascoltatori in una vaga aspettativa perché il Regno è già dentro di loro ( Lc 17,20), cioè in quelle relazioni personali che rendono irripetibile ogni esistenza. Come per Noè, Lot e sua moglie anche i discepoli possono udire una parola che li invita a un cammino di conversione.
Gesù allora col suo ministero invita a cercare nel passato l’inizio della storia di Salvezza perché è così che Dio opera da sempre, stringendo un’alleanza con ogni creatura fin dal suo nascere. Il Vangelo cioè prova a suggerire come il momento della morte sia unito al dono di vita racchiuso nella relazione di ognuno col Dio e Padre misericordioso rivelato da suo Figlio.
La morte infatti del Figlio dell’Uomo è l’unica “necessaria” per il Vangelo (Lc 9, 22) perché appaia chiaramente che lui è l’inviato del Padre. Ora può essere più chiaro perché viene detto che il giorno del Figlio dell’Uomo verrà all’improvviso, perché vigiliamo e ci prepariamo ad accoglierlo.
Gesù quindi si premura di dire ai discepoli come ciò che sarà decisivo per loro non avverrà in modo da “attirare l’attenzione”; non importa cioè chiedersi quando o dove noi stessi potremo vivere un’esperienza di conversione piuttosto importa riconoscere la nostra paura o esitazione.
È questo per esempio il cammino indicato al fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo; c’è una soglia da varcare ed è quella della condivisione della gioia fraterna, quella soglia che rappresenta la seconda “necessità” nel Vangelo di Luca ( Lc 15,32 ). Era necessario rallegrarsi del ritrovamento del figlio perduto, dice il padre del racconto, mostrando il volto misericordioso del Padre che desidera sempre la comunione con noi e tra di noi. È questa la conversione che si apre a noi oggi, sempre possibile perché quotidiana.
La venuta del Figlio dell’Uomo è quindi l’annuncio di un evento che, come un lampo da oriente a occidente, può accadere ovunque e in qualsiasi momento e noi potremo riconoscerlo dal medesimo fulgore luminoso uscito dal sepolcro il giorno della risurrezione ( Lc 24,4 ).
Il mistero del Regno è essenzialmente un mistero di luce che si svela nell’incontro con una persona, il Cristo Risorto. Più che la conoscenza del momento in cui questo avverrà è necessaria un’attesa vigilante. Per prepararci serve lasciar germinare il seme della Parola e della carità che come un lievito generano frutti in abbondanza. Gesù è quindi il Figlio che torna per rivelarci il volto di eterna misericordia del Padre.
fratel Norberto
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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