Un intento della parabola sembra essere quello di farci riflettere sul fatto che i doni di Dio, anche quando sono belli e limpidi, non possono mai costituire la nostra vera ricchezza in questo mondo.
Sono certamente un segno e un dono del suo amore, ma sempre e solo in vista di una logica di gratitudine e di libertà per cui non si ha più paura di donare gratuitamente quello che gratuitamente si è ricevuto. La grande sfida della fraternità secondo il vangelo è quella di incrementare gli spazi di condivisione, permettendo a tutto quello che Dio pone nelle nostre mani di trasformarsi in occasione di relazione e di servizio all’altro.
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Altrimenti la ricchezza di cui siamo depositari rischia di diventare una ricchezza «disonesta», capace di chiudere gli orizzonti della comunione e facendoci sprofondare nel baratro del possesso e della gelosia. Per raccogliere la sfida di un’amministrazione sapiente e fraterna non bisogna certo immaginare di dover operare grandi e improvvise svolte nella nostra vita.
Il Signore Gesù dichiara che è sufficiente ritrovare un’attenzione al poco, che è la misura dell’amore concreto e fedele. Il poco indica l’attenzione al quotidiano, il nostro giorno dopo giorno è fatto piú di piccoli gesti che di situazioni eclatanti! Solo rendendo straordinario ció che è ordinario saremo capaci di cambiare la nostra vita!
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