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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 8 novembre 2025

Aut aut: o Dio o la ricchezza

La nostra pericope, cioè la porzione del Vangelo per oggi, è il seguito del la parabola di quell’amministratore, forse disonesto ma di certo scaltro, che Gesù porta alla nostra ammirazione. 

E comincia con la sua interpretazione della parabola: “Fatevi amici con la disonesta ricchezza perché quand’essa verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne”. 

Gesù dice che l’entrata nel Regno dei cieli avviene se vi si è accolti dai poveri ai quali appartiene. E i poveri, questi eredi del Regno per diritto divino, ci accoglieranno se potranno riconoscerci, cioè se noi avremo saputo vederli e incontrarli fino a farceli amici, condividendo con loro ciò che credevamo erroneamente nostro: i nostri beni e i nostri tanti privilegi. 

E Gesù dice il suo aut-aut: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Gesù dice che il denaro è un padrone assoluto e non un mezzo al nostro servizio come ci illudiamo ancora oggi. Che la ricchezza è l’idolo più potente di tutti che ci sequestra al suo servizio facendo di noi dei servi suoi. E dunque non si può essere discepoli di Gesù e servi del denaro, perché il Signore Dio ci ha liberati da ogni schiavitù perché fossimo liberi.

 Solo come servi di Dio possiamo vivere nella libertà, cioè nella fiducia in Dio, nella fede che è fiducia nell’amore di Dio per l’umanità e la creazione tutta. Perché l’amore gratuito che Dio ci dona e ci ispira è l’unica signoria che ci fa liberi, l’unica capace di liberarci dalla tirannia del nostro io e di aprirci alla comunione. 

La ricchezza è disonesta solo finché è con me: perché non mi appartiene essendo l’accumulo di beni altrui; ed essere fedeli nel poco è restituirla ai poveri cui appartiene per mezzo della condivisione con loro. Solo così attenderemo alla nostra vera ricchezza: l’amicizia dei poveri già qui e poi l’accoglienza nel Regno.

In un’altra occasione Gesù aveva legato il tema della ricchezza all’impurità: “date in elemosina ciò che avete nel piatto, e tutto per voi sarà mondo”. La vera impurità, la lebbra umana e spirituale, è la nostra incapacità di comunione, e la condivisione dei beni coi poveri ne è la sola medicina (Lc 11,41).

Per convincerci del potere schiavizzante del denaro il Vangelo fa anche l’esempio di chi si beffa di Gesù essendo attaccato al denaro: dimostrando l’incompatibilità tra la fiducia in Dio e la ricchezza. Anche questa parola, sempre vera e verificabile anche in noi stessi, dovrebbe convincerci e metterci in guardia.

Poi Gesù nella parabola del ricco e di Lazzaro che concluderà il suo discorso, dirà che al cuore delle Scritture c’è la giustizia: infatti non c’è profeta che non abbia gridato contro l’ingiustizia dei ricchi e dei potenti che creano, umiliano e affamano i poveri. E oggi conferma che neppure un apice di esse cadrà: perché Dio ama appassionatamente i poveri che noi non vogliamo neppure vedere e sta sempre dalla loro parte, che è anche la sua.

sorella Maria

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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