La speranza non si nutre di rivelazioni ma si coltiva con le relazioni fraterne – Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Vangelo del giorno di Lc 15,1-10
Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Parola del Signore.
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La speranza non si nutre di rivelazioni ma si coltiva con le relazioni fraterne
Nelle crisi si avverte più drammaticamente un senso di vuoto e di smarrimento e si va alla ricerca di una speranza che dia ragione agli eventi dolorosi che si vivono. A volte siamo tentati di colmare questi vuoti con aspettative altrettanto vanesie e di evadere dalle situazioni attuali alla ricerca della normalità anche se spesso non si capisce in cosa essa possa realmente consistere.
L’attesa che il dramma finisca e giunga finalmente il momento dell’intervento divino risolutivo va vissuta nella consapevolezza che il cambiamento è già in atto, non fuori, ma dentro di noi. Gesù invita a non fissare orizzonti lontani che gettano oggi più ombre di paura che luce di speranza, ma a guardare il presente, dentro noi stessi, e cercare Colui che è sempre con noi. In Gesù Dio abita stabilmente in mezzo a noi. È Lui quel futuro luminoso che il nostro cuore desidera e quella pienezza che l’anima anela, ma che i nostri occhi stentano a riconoscere.
Quando siamo tristi più facilmente possiamo essere distratti da coloro che ci prospettano soluzioni facili e immediate garantendoci anche il minimo sforzo personale. In realtà, lo sappiamo bene, non può esserci una vera vittoria senza una dura lotta. Eppure, ci assicura Gesù, Lui rimane in mezzo a noi, come punto di riferimento e fondamento della nostra vita, soprattutto quando è duramente provata dal dolore. È il nostro migliore alleato perché è al nostro fianco per accompagnarci nel comune viaggio della vita. Tra consolazioni e desolazioni facciamo ogni giorno discernimento per riconoscere ciò che oggi è necessario fare e quale bene ci è possibile operare.
Dio non ostenta la sua presenza, ma si dona in maniera silenziosa, perché prima ancora che essere riconosciuto come Dio, inteso come l’Onnipotente, il Sovrano della terra, il Re dei re, Egli desidera essere accolto e amato. In Gesù, Dio abita in mezzo a noi, nella carne sofferente dei poveri, soprattutto di coloro che non hanno la voce per protestare o attirare l’attenzione su di loro e così, ai nostri occhi distratti, essi, e con loro anche quel dio che si cerca altrove, rimangono nell’ombra dell’indifferenza. Sì, Dio è tra i sofferenti e chi viene rifiutato. È stando in mezzo ai poveri che Dio fa brillare la sua gloria che, come una folgore, abbraccia tutto l’orizzonte della vita.
Se cerchi Dio lo trovi tra i poveri. Lì, facendosi uno di loro ed entrando nel loro vissuto, scopriamo che Dio è presente anche nella nostra condizione di povertà. Non sono le “rivelazioni” che ci risollevano dalle miserie in cui cadiamo, ma le relazioni fatte di compagnia e condivisione, accettazione e ascolto reciproci.
Anche se a volte abbiamo l’impressione di vagare nelle nebbie dell’incertezza dobbiamo sempre lasciarci guidare dalla luce interiore della Parola di Dio che, come i segnali catarifrangenti, nella notte ci permette di rimanere in carreggiata e non andare fuori strada. Non dobbiamo seguire le voci che ci suggeriscono di fuggire, di andare altrove inseguendo i miraggi di libertà e di autonomia priva di responsabilità. La voce interiore dello Spirito ci esorta a credere nel sogno di Dio, a dare con l’amore un senso ai sacrifici, alle rinunce, alle sofferenze, a rimanere uniti a Lui e a lasciarci coinvolgere nella sua proposta di vita con la prospettiva di essere nel mondo lievito di fraternità e nell’oggi germoglio profetico del regno di Dio.
Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera
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Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna“
