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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Novembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 14,25-33

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. 
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

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Dove si trova la felicità? Nella pace del cuore, in relazioni significative e intense, in un lavoro gratificante, in uno stato di salute soddisfacente.

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Novembre 2025” su Spreaker.

Vero, la felicità è raggiungere uno stato di benessere del corpo e dell’anima. Ma Gesù ha una risposta bruciante e scandalosa: Dio solo può colmare ogni desiderio.

Io solo – dice Gesù – posso colmare il desiderio infinito di infinito che portiamo nel cuore. Io solo so indicare la direzione per fiorire: quella del dono di sé, quella di un amore accolto, ricevuto e condiviso.

Gesù ci invita a farci due conti in tasca, come faremmo prima di affrontare l’ingente spesa di una casa nuova. Siamo chiamati a riflettere per accorgerci che il nostro cuore ha bisogno di una pienezza che Dio solo può donare.

Gesù non si propone come il fondatore di una religione, ma come l’unico che può provocare un incendio dell’anima.

E Gesù incalza e ci sfida: pretende di essere più di ogni affetto, più della gioia più grande che un uomo possa sperimentare. Amare lui di più significa che egli è in grado di darci più della più grande gioia.

Che presuntuoso questo Gesù! Davvero può donare una gioia più grande della più grande gioia che riusciamo a sperimentare? Può.

Fratelli e sorelle come noi hanno scoperto questa cosa e ci testimoniano che sì, il Signore è la pienezza della vita.

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Sì: è possibile incontrare il Cristo, passione infinita, dono totale, pienezza, inquietudine. Egli è.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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