fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 4 novembre 2025

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Ci sono momenti nella vita in cui, in mezzo al rumore delle cose da fare e da pensare, sentiamo dentro di noi una voce leggera ma profonda. รˆ come un invito silenzioso, che ci spinge verso il bene, verso qualcosa di piรน autentico, verso Dio. Una chiamata che ci interpella nel profondo, che ci chiede di guardare oltre la superficie delle nostre giornate.

Eppure, quante volte ci capita di rispondere con un rinvio? โ€œNon adesso… ho da fare, non รจ il momento.โ€ Non lo facciamo per cattiveria, nรฉ per disprezzo. Semplicemente siamo presi, affaticati, pieni di impegni e di pensieri. E cosรฌ lasciamo che lโ€™essenziale venga messo da parte. Le scuse non sembrano nemmeno essere delle scuse: ci appaiono come doveri, responsabilitร , incombenze quotidiane. Ma spesso sono proprio queste a soffocare la voce del Vangelo.

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Eppure, quella voce non ci comanda, ci chiama. Non un dovere da assolvere, ma una possibilitร  da accogliere. Ci chiama a vivere davvero, ad aprirci a una pienezza che non viene da noi, ma che ci trasforma.
Dire di sรฌ richiede coraggio. Significa mettere da parte il controllo, rinunciare alla pretesa di avere tutto programmato, e lasciarsi condurre. Significa fidarsi, esporsi, uscire da sรฉ. Ma รจ proprio lรฌ che inizia qualcosa di nuovo: non sempre facile, ma autentico, bello, pieno.

Perchรฉ quando Dio ci invita, non lo fa per toglierci qualcosa, ma per donarci quello che il mondo da solo non puรฒ offrirci: la gioia vera.

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