p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 2 novembre 2025

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Questa domenica รจ dedicata alla memoria dei defunti: รจ occasione per rivolgere il ricordo alla morte dei nostri cari ed per pensare alla nostra morte: pensare alla morte reca con sรฉ un rinvio profondo alla vita per due ragioni.

Innanzitutto la memoria dei nostri cari รจ ricordo della loro vita e dellโ€™esperienza vissuta insieme dellโ€™amore dato e ricevuto, di legami e affetti. Ma ancora il pensiero della morte rinvia ad una domanda sulla direzione della vita sin dโ€™ora: il senso che diamo alla morte coincide con il senso che scopriamo per la vita e che cerchiamo di attuare nel nostro quotidiano. Pensare alla morte รจ esperienza di amore e esperienza di scoperta di dimensioni profonde del vivere.

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Le letture della liturgia dei defunti indicano tre orientamenti per vivere questa memoria:

la prima lettura รจ una parola su Dio stesso. Il Dio che si รจ rivelato ad Israele รจ il Signore che asciugherร  le lacrime su ogni volto ed eliminerร  la morte per sempre. Non si tratta di una complessa definizione di Dio ma lโ€™indicazione di una presenza di cura e compassione racchiusa in un gesto umanissimo: Dio รจ presentato nel movimento di una carezza che terge le lacrime dalle guance di un volto amico, gesto di pietร  e delicatezza. In questa carezza sta il desiderio di eliminare ogni sofferenza a chi piange ed รจ ripiegato e chiuso nella morsa del buio della morte.

โ€œE si dirร  in quel giorno: ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perchรฉ ci salvasse; questi รจ il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezzaโ€. Il volto del Dio biblico รจ presenza vicina, che porta salvezza e trasforma il lutto in gioia. Eโ€™ porto di pace per la nostra speranza. Eโ€™ il Dio amante della vita che eliminerร  la morte e donerร  vita piena. Ancora una immagine concreta evoca il sogno di Dio sulla storia: รจ quella di una festa che vede la partecipazione di molti nel condividere la tavola. Eโ€™ promessa di incontro che si allarga ad orizzonti sconfinati fino a comprendere tutti i popoli: โ€œIn quel giorno il Signore preparerร  su questo monte un banchetto per tutti i popoliโ€. Lโ€™immagine della festa quale futuro di Dio, del ritrovarsi attorno ad una tavola riconoscendo volti amici e godendo del loro esserci รจ narrazione di un ritrovarsi nella gioia, scoperta del senso della vita come incontro. Il pensiero alla morte diviene cosรฌ memoria di quel futuro giร  iniziato della โ€˜comunione dei santiโ€™.

La seconda lettura offre una parola di conforto: โ€œle sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrร  essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dioโ€ฆ e nutre la speranza di essere lei stessa liberata  dalla schiavitรน della corruzione, per entrare nella gloria dei figli di Dioโ€.

Cโ€™รจ una tensione e desiderio dellโ€™intera creazione: il presente รจ assimilabile al momento delle doglie di un parto: รจ presente una sofferenza ma si sta preparando una vita nuova e giร  vi sono i segni di una gioia per la novitร  in cui si attua una autentica rivelazione di ciรฒ che ora รจ nascosto.

Possiamo sin dโ€™ora scoprire che la nostra vita รจ situata in una corrente di vita piรน grade che sgorga dalla relazione tra il Padre il Figlio e lo Spirito. Il dono dello Spirito nei cuori ci fa gridare โ€˜Abbaโ€™; in Cristo il Figlio, anche noi siamo figli, non stranieri ma familiari nella vita di Dio, partecipi di tutti i suoi doni. Partecipare a Cristo รจ vivere con lui la Pasqua, assumere anche la sofferenza e lโ€™attesa come esperienza non chiusa e senza senso ma aperta alla luce della vita, al dono, alla risurrezione. La nostra morte non รจ lโ€™ultima parola perchรฉ Gesรน ha vinto la morte ed รจ stato rialzato dal Padre Abbร . In Lui si รจ manifestata la potenza del Padre e la forza dello Spirito e si trasmette a tutti noi.

Tale speranza รจ per tutti e per tutta la creazione. Il dolore per la separazione e lโ€™assenza che avvertiamo pensando ai nostri defunti si accompagna ad un senso profondo di attesa, di speranza e di affidamento nel Dio della vita e della risurrezione.

La terza parola รจ per il nostro presente. Eโ€™ indicazione di responsabilitร  per fare della memoria di questo giorno una forza di vita, una fonte di cambiamento e di creativitร : โ€œPerchรฉ io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmiโ€ฆ ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli piรน piccoli, lโ€™avete fatto a meโ€.

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Il pensiero alla morte ci conduce alla domanda su come impostare la vita, per che cosa spendere il nostro tempo, le nostre energie, le nostre competenze, i nostri pensieri.

Il giudizio del Figlio dellโ€™uomo sul trono della sua gloria richiama alle cose ultime: ma le ultime cose in qualche modo iniziano qui ed ora, e siamo provocati sugli atteggiamenti quotidiani, nelle scelte del presente. Con tali orientamenti iniziamo ad essere giร  oggi quello che saremo. Il pensiero alla morte non deve essere pensiero di paura, al contrario memoria di speranza e di responsabilitร  e memoria di un futuro che inizia ora; ci impegna nel preparare insieme quel banchetto, orizzonte del nostro ritrovarci nel Dio dellโ€™incontro e della amicizia.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโ€™Istituto Superiore di Scienze Religiose โ€˜santa Caterina da Sienaโ€™ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โ€˜Giorgio La Piraโ€™ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ€“ Firenze.

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