Lo specchio del cuore!
Quante volte, entrando in chiesa, ci sentiamo a posto con la coscienza? Magari pensiamo: โTutto sommato, non sono una cattiva persona. Non rubo, non ammazzo, la domenica vengo a messaโฆ non sono come quel politico corrotto di cui parla il telegiornale, o come il mio vicino di casa che non saluta maiโ. Se ci siamo riconosciuti, anche solo per un istante, in questo pensiero, allora il Vangelo di oggi รจ proprio per noi.
Gesรน ci racconta una parabola, una storiella semplice ma potentissima, che fa da specchio alla nostra anima. Ci sono due uomini che salgono al tempio a pregare: un fariseo e un pubblicano.
Il fariseo era un uomo impeccabile agli occhi del mondo. Rispettava tutte le regole, digiunava due volte a settimana, pagava le decime su tutto. In piedi, a testa alta, la sua preghiera รจ un elenco delle sue bravure, un ringraziamento a Dio per non essere come gli altri: ยซO Dio, ti ringrazio perchรฉ non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adรนlteri, e neppure come questo pubblicanoยป.
In pratica, la sua non รจ una preghiera, ma un selfie spirituale da mostrare a Dio. Si mette in posa, si vanta, e nel farlo disprezza lโaltro. Il suo cuore รจ pieno di sรฉ stesso, non di Dio.
E quante volte noi ci comportiamo come quel fariseo nella vita di tutti i giorni? Quando giudichiamo un giovane pieno di tatuaggi pensando che sia un poco di buono. Quando critichiamo una ragazza per come si veste. Quando in ufficio ci sentiamo i piรน bravi e guardiamo gli altri dallโalto in basso. O anche in famiglia, quando rinfacciamo a nostro marito o a nostra moglie tutti i nostri sacrifici, presentandogli il conto del nostro โamoreโ. Siamo lรฌ, in piedi, a elencare le nostre presunte virtรน, e intanto costruiamo un muro tra noi e gli altri.
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Poi cโรจ lโaltro uomo, il pubblicano. I pubblicani erano i ยซcattiviยป di quel tempo, collaborazionisti dei Romani, considerati ladri e peccatori pubblici. Questโuomo non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo. Se ne sta a distanza, lontano, si batte il petto e dice solo una cosa: ยซO Dio, abbi pietร di me peccatoreยป. Non ha nulla da vantare, nessuna buona azione da elencare. Ha solo il suo cuore povero e ferito da offrire. La sua preghiera รจ un grido, un sospiro, un atto di veritร su sรฉ stesso. Riconosce il suo bisogno di salvezza, la sua piccolezza davanti allโimmensitร di Dio. SantโAgostino ci ricorda che ยซlโorgoglio trasforma i beni in mali, mentre lโumiltร trasforma i mali in beniยป. Mentre San Giovanni Crisostomo commenta: ยซVedi la sapienza del pubblicano? Non osa guardare in alto, sapendo di essere indegno. Eppure proprio questa consapevolezza lo rende degnoยป.
Pensate alla differenza: รจ come quando commettiamo un errore sul lavoro. Cโรจ chi dice: โNon รจ colpa mia, ho fatto il mio dovere, sono gli altri che hanno sbagliatoโ. E cโรจ chi dice: โMi dispiace, ho sbagliato io, come posso rimediare?โ. Chi cresce davvero? Chi impara? Chi mantiene relazioni autentiche? Il secondo.
Questa parabola ci interroga profondamente. Quando preghiamo, lo facciamo per incontrare Dio o per sentirci a posto con la coscienza? Una madre che prepara la cena per la sua famiglia puรฒ essere piรน vicina a Dio di chi recita formalmente il rosario pensando: โAlmeno io lo recito ogni giornoโ.
Un giovane che riconosce umilmente le sue fragilitร e chiede aiuto รจ piรน gradito a Dio di chi ostenta la sua spiritualitร sui social.
San Francesco dโAssisi, che si definiva il piรน grande dei peccatori, รจ diventato uno dei santi piรน amati proprio per la sua umiltร radicale. Non si paragonava a nessuno, si vedeva semplicemente davanti allโinfinito amore di Dio come un mendicante bisognoso di tutto.
Il pericolo dellโorgoglio spirituale รจ sottile. Possiamo cadere nellโinganno anche quando facciamo cose buone: lโelemosina diventa un vanto, la preghiera un merito da esibire, il servizio agli altri un modo per sentirci superiori. Gesรน ci dice chiaramente: ยซChi si esalta sarร umiliato, chi si umilia sarร esaltatoยป.
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Lโumiltร non รจ sentirsi inferiori, ma รจ vivere nella veritร . ร come quando andiamo dal medico: non gli elenchiamo le parti sane del nostro corpo, ma gli mostriamo la ferita, perchรฉ รจ quella che ha bisogno di essere guarita. Il pubblicano ci insegna a presentarci a Dio cosรฌ come siamo, con le nostre fragilitร , le nostre cadute, le nostre โtasse non pagateโ allโamore.
Gesรน conclude la parabola in modo sorprendente: ยซIo vi dico: questi, a differenza dellโaltro, tornรฒ a casa sua giustificatoยป. Chi si era creduto giusto, torna a casa con il cuore vuoto. Chi si รจ riconosciuto peccatore, torna a casa con il perdono e lโamore di Dio nel cuore.
Il Signore rovescia la nostra logica. Per il mondo vale chi appare, chi ha successo, chi รจ โa postoโ. Per Dio, vale chi ha un cuore umile e contrito.
Questa settimana proviamo a fare un esame di coscienza: la nostra preghiera assomiglia di piรน a quella del fariseo o a quella del pubblicano? Siamo bravi a fare lโelenco dei nostri meriti o a riconoscere i nostri bisogni?
Affidiamo questo nostro desiderio di conversione a Maria, la Madre di Dio. Lei, la donna piรน santa e pura, nel Magnificat non si vanta, ma canta la grandezza di Dio che โha guardato lโumiltร della sua servaโ. Maria, lโumile per eccellenza, non ha tenuto nulla per sรฉ, ma si รจ fatta โspazio vuotoโ perchรฉ Dio potesse riempirla con la sua grazia. Che Lei ci insegni lโarte della vera preghiera, quella che nasce da un cuore povero che si apre allโinfinita misericordia del Padre. Amen!
Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.
Chi รจ Don Lucio D’Abbraccio?
Don Lucio D’Abbraccio
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