A volte ci piace illuderci che pace signfichi quieto vivere. Pensiamo che basti una tregua, deporre le armi, morderci la lingua e far finta di nulla. Basta non litigare. Nascondiamo tutto sotto la sabbia, perché i panni sporchi si lavano in famiglia ma a casa di certe cose è meglio non parlarne.
Meglio non pensarci, meglio evitare. Ma questa non è pace: è evitamento; talvolta, ipocrisia, o buon viso a cattivo gioco. Tiriamo avanti, senza scontri. Si dice che le coppie che funzionano non sono quelle che non litigano mai, ma quelle che sanno litigare bene: che esplicitano i bisogni, che riconoscono le reciproche divergenze e alla fine si impegnano a costruire qualcosa insieme proprio a partire dalle differenze.
Gesù non viene a portare il quieto vivere, ma un fuoco divampante, una spada che penetra nel profondo, un conflitto sommerso. Ciò che è nascosto viene alla luce. Il bene di facciata è apprezzato da tutti; quello autentico, invece, dà inevitabilmente fastidio a qualcuno.
Finché si resta nel generico, non si scontenta nessuno; quando lo Spirito invece ci impone di denunciare le ingiustizie, le violenze e le discriminazioni – fossero anche entro le mura domestiche, le nostre comunità parrocchiali e religiose – qualche grana la abbiamo. Ma è il prezzo della libertà evangelica. Per meno di questo non vale la pena vivere.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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