Vangelo del giorno di Lc 12,39-48
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore.
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Noi conosciamo bene il padrone di casa. Siamo stati accolti nella sua casa, abbiamo avuto l’onore di lavorare nella sua vigna, ci siamo scoperti amati per come siamo, abbiamo scelto di amare, abbiamo costruito comunità, celebrato speranza, costruito angoli di Regno nei nostri quartieri.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 22 Ottobre 2025” su Spreaker.Lo conosciamo bene e sappiamo cosa desidera per il mondo, per noi, per tutti: ha un progetto di bene e di luce, desidera solo che impariamo a vivere da fratelli, nell’amore, nella comprensione, consapevoli delle ombre, orientati alla misericordia.
E sappiamo anche che questo tempo è il tempo dell’attesa, tempo in cui il Signore ci affida il compito arduo e straordinario di rendere presente il Regno là dove viviamo. In questo tempo di mezzo fra la sua venuta nella Storia e il suo ritorno nella gloria siamo chiamati non a salvare il mondo (è già salvo!) ma a vivere da salvati.
Sappiamo, conosciamo, abbiamo visto e creduto, sì. Perché, allora, spesso ci comportiamo esattamente come chi non crede, come chi non sa, come chi non ha incontrato la misericordia?
Gesù è tagliente ed esplicito, severo e giusto: proprio a noi è stato dato tanto, tutto. A noi sarà chiesto tanto. Viviamo tempi oscuri in cui la fede vacilla, in cui la fiammella della fede è minacciata da venti di uragano sempre più impetuosi.
Ma tutto questo non ci autorizza ad abusare della nostra posizione, a comportarci da despoti, a credere di essere gli avvocati difensori di Dio! Gli scandali degli ultimi decenni, pedofilia, arroganza, mancanza di trasparenza economica, hanno ferito duramente la Chiesa e spesso, dietro questi obbrobri, c’è l’atteggiamento denunciato da Gesù: ci si monta la testa, ci si sente detentori della fede, investiti da non si sa bene quale potere superiore.
Non è così: siamo tutti fratelli fra i fratelli, servi inutili che Dio rende indispensabili. Stiamo attenti al rischio dell’autoritarismo nella Chiesa!
Questo non è il tempo per cristiani pavidi, scoraggiati, faciloni, superficiali. Vigiliamo nella fede, amici. Ed aiutiamoci, fra noi discepoli, a vigilare!
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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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