L’ATTESA CHE INCANTA DIO
Un invito:
siate pronti, tenetevi pronti.
A che cosa?
Allo splendore dell’incontro.
E non con un Dio minaccioso, ladro di vita, che è la proiezione delle nostre paure e
dei nostri moralismi violenti;
ma con l’impensabile di Dio:
un Dio che si fa servo
dei suoi servi, che
“li farà mettere a tavola
e passerà a servirli”
Che si china davanti all’uomo, con stima, rispetto, gratitudine.
Il capovolgimento dell’idea
di un Dio padrone.
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|| punto commovente, sublime
di questa parabola,
il momento straordinario
è proprio quando accade l’inconcepibile:
il Signore si mette
a fare il servo, si pone
a servizio della mia vita!
Ed ecco Gesù ribadire, perché
si imprima bene, questo atteggiamento stravolgente
del Signore:
“E se giungendo nel cuore
della notte o prima dell’alba,
li troverà così, beati loro”.
E passerà a servirli.
Perché è rimasto incantato.
Che i servi restino in attesa,
svegli fino all’alba,
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non è richiesto; è “un di più”
non dettato né da dovere
né da paura,
si attende così solo
se si ama e si desidera,
e non si vede l’ora che giunga
il momento degli abbracci:
“Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
Un padrone-tesoro verso cui punta diritta la freccia del cuore, come fosse l’amato del Cantico: Dormo, ma il mio cuore veglia (5,2).ritorno sereno alle piccole cose, alle persone, alla natura.
E al ringraziare.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
