Questa parabola di Gesรน ci colpisce per il suo realismo e per l’insegnamento profondo che ne scaturisce: pregare sempre, senza stancarsi mai. Il protagonista รจ un giudice disonesto, privo di timore di Dio e di rispetto per gli uomini, eppure persino lui si lascia smuovere dalla perseveranza ostinata di una vedova. Una figura fragile, marginale, eppure capace di scuotere l’indifferenza dell’ingiusto.
La parabola, con la sua apparente sproporzione, ci provoca. Se un giudice corrotto puรฒ cedere davanti all’insistenza, quanto piรน Dio, che รจ giusto e buono, ascolterร le nostre preghiere? Gesรน ci invita a non perdere mai la speranza, a non smettere di pregare, anche quando tutto sembra silenzio. La preghiera non รจ solo richiesta, ma relazione, fiducia, resistenza.
Nella nostra epoca frenetica, dove tutto deve essere immediato e i risultati tangibili, la preghiera rischia di essere percepita come inutile, inefficace, fuori tempo. Eppure, mai come oggi, abbiamo bisogno di silenzio, di ascolto, di un dialogo profondo con Dio che ci renda stabili anche nella tempesta. Pregare non significa evadere dalla realtร , ma guardarla con lo sguardo di Dio, per trovare forza, discernimento, pace.
La parabola si chiude con una domanda: โIl Figlio dell’uomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?โ. Gesรน ci pone davanti a una responsabilitร personale. La fede non รจ scontata, puรฒ spegnersi se non viene alimentata, custodita, rinnovata. Pregare รจ il respiro della fede: senza preghiera, lentamente ci svuotiamo.
Per Riflettere
In un mondo che esige tutto e subito so ancora aspettare? La mia preghiera รจ viva o meccanica? Mi fido davvero che Dio agisce, anche quando non vedo nulla?
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโEvangelizzazione e la Catechesi
