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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 19 Ottobre 2025

Questa parabola di Gesù ci colpisce per il suo realismo e per l’insegnamento profondo che ne scaturisce: pregare sempre, senza stancarsi mai. Il protagonista è un giudice disonesto, privo di timore di Dio e di rispetto per gli uomini, eppure persino lui si lascia smuovere dalla perseveranza ostinata di una vedova. Una figura fragile, marginale, eppure capace di scuotere l’indifferenza dell’ingiusto.

La parabola, con la sua apparente sproporzione, ci provoca. Se un giudice corrotto può cedere davanti all’insistenza, quanto più Dio, che è giusto e buono, ascolterà le nostre preghiere? Gesù ci invita a non perdere mai la speranza, a non smettere di pregare, anche quando tutto sembra silenzio. La preghiera non è solo richiesta, ma relazione, fiducia, resistenza.

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Nella nostra epoca frenetica, dove tutto deve essere immediato e i risultati tangibili, la preghiera rischia di essere percepita come inutile, inefficace, fuori tempo. Eppure, mai come oggi, abbiamo bisogno di silenzio, di ascolto, di un dialogo profondo con Dio che ci renda stabili anche nella tempesta. Pregare non significa evadere dalla realtà, ma guardarla con lo sguardo di Dio, per trovare forza, discernimento, pace.

La parabola si chiude con una domanda: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Gesù ci pone davanti a una responsabilità personale. La fede non è scontata, può spegnersi se non viene alimentata, custodita, rinnovata. Pregare è il respiro della fede: senza preghiera, lentamente ci svuotiamo.

Per Riflettere

In un mondo che esige tutto e subito so ancora aspettare? La mia preghiera è viva o meccanica? Mi fido davvero che Dio agisce, anche quando non vedo nulla?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi