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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di sabato 18 Ottobre 2025

1+1= COMUNITÀ

Le nostre comunità vivono
una stagione di stanchezze
e di sconcerto per i numeri
che calano.

Gesù no, lui custodiva
e incoraggiava
quel germoglio nascente:
designò altri 72 e li inviò.

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É il cristianesimo
ad essere in crisi? No,
è in crisi un certo modo di
intendere il cristianesimo.

Ricominciamo dal vangelo:

  1. La prima parola oggi:
    la messe è molta, ma
    sono pochi quelli che
    vi lavorano.

Lo sguardo di Gesù
vede gente bella e
dal cuore aperto.
Persone che si prodigano ovunque senza rumore, guardando dritto.

Ma gli operai sono pochi…
forse abbiamo capito male.
Non è il numero
il problema,
il numero è un criterio
anti-evangelico;
la vera domanda è se
noi lavoriamo a questa messe o se stiamo
alla finestra a guardare.

Siamo noi quei settantadue inviati. Tutti.
Laici, frati, donne e uomini;
ma siamo capaci
di dire Dio?
Di dire pace?

In casa mia, nel lavoro,
con i miei amici o
in famiglia,
nelle associazioni?

Gesù non dà i dettagli dell’anno catechistico o a che orari mettere le messe; lui ci dice l’essenziale,
ci indica la consegna amorosa e contagiosa
del vangelo,
dove la passione è
la grande assente.

  1. A due a due;
    neanche il parroco o
    il priore fa da solo;
    ha bisogno dell’altro come
    stimolo e come limite.

A due a due,
un bastone cui appoggiare la stanchezza e un amico su cui appoggiare il cuore.

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Il numero due non indica
la somma di uno più uno,
ma è l’inizio della comunione,
l’avvio della comunità e
del cerchio grande, filo
doppio che non si spezza.

  1. Le parole che affida ai discepoli sono semplici e poche:
    pace a questa casa,
    Dio è vicino.
    Parole dirette.

Non si tratta di una pace generica, ma pace
a questa casa,
a questa tavola,
a questi volti.

Pace è una parola
da riempire di gesti,
di muri da abbattere,
di perdoni chiesti e donati,
di fiducia concessa
di nuovo,
di ascolti e abbracci.

Ripudiate l’odio. Amatevi, altrimenti vi distruggerete.
È tutto qui il vangelo.
 

  1. Vi mando come agnelli
    fra i lupi.
    Senza zanne o artigli, ma
    non allo sbaraglio, bensì
    a mostrare il mondo
    in altra luce.
    Vi mando come
    presenza disarmata,
    ad opporvi al male
    con un “di più” di bontà.
  2. Vi mando
    senza, senza, senza.
    Non è l’abbondanza
    dei mezzi a rendere efficace l’annuncio.

Non sei un buon parroco
perché hai tanti soldi,
neanche un buon padre
di famiglia per tanto
denaro, ma perché
sei credibile,
come credente
o come padre.

  1. Non salutate nessuno
    per strada, che
    non vuol dire: girate a
    muso duro fra la gente.

Non disperdetevi, dice Gesù, restate concentrati sulla missione, andate diritti al vostro scopo.

I settantadue vanno,
più piccoli dei piccoli,
più poveri di un povero.
Li ha messi sulla strada
che è di tutti, che non
si ferma mai e ti porta via.

Vanno, profeti del sogno di Dio: quello di un mondo
finalmente in pace.

Un sogno in cui
dobbiamo credere ancora, nonostante
tutte le smentite.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.