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don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 19 Ottobre 2025

La Fede, la Preghiera e l’Avversario

Don Fabio Rosini analizza la parabola evangelica riguardante una vedova e un giudice iniquo per discutere la natura e la perseveranza della fede. Riflette sull’inquietante domanda posta alla fine del testo: se il Figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra al suo ritorno.

Il commento sottolinea che la venuta del Signore avviene in tre modi—storica, finale e costante—e che le visite del Signore nella vita mettono alla prova la nostra fede. Per non perdere la fede, è essenziale pregare incessantemente e resistere alla degenerazione verso il male.

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La vedova che cerca giustizia simboleggia coloro che si affidano a Dio dopo essere stati delusi dal mondo, sottolineando il diritto alla giustizia (che è un rapporto corretto con Dio) e la necessità di riconoscere e combattere il proprio avversario spirituale per mantenere la propria bellezza interiore.

Continua dopo il video.

https://youtu.be/DMWzW2jI9tQ

La tua fede non è scontata. Una parabola dimenticata rivela 3 verità per non perderla.

Introduzione: Una domanda che inquieta

Il Vangelo della 29ª domenica del tempo ordinario si chiude con una domanda tanto diretta quanto inquietante: “Ma il figlio dell’uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?”. Questa non è una domanda retorica; è un interrogativo che scuote le nostre certezze e mette in discussione l’idea che la fede, una volta acquisita, sia un possesso permanente. La verità, testimoniata dall’esperienza di molte persone, è che la fede si può perdere. Si può smarrire quel rapporto con Dio, si possono disperdere le cose belle della propria vita. Questa parabola, spesso letta solo come un invito alla tenacia, nasconde in realtà una mappa per l’anima. Ci svela tre verità fondamentali per navigare le correnti della vita senza che la nostra fede faccia naufragio.

1. La “venuta” di Dio non è solo alla fine dei tempi, ma un appuntamento quotidiano.

La frase “quando verrà il figlio dell’uomo” non si riferisce unicamente al giudizio finale. La tradizione cristiana riconosce tre venute del Signore: la prima, nella carne, duemila anni fa; l’ultima, alla fine dei tempi, per giudicare i vivi e i morti; e una terza, intermedia e costante. Quest’ultima è la più rilevante per la nostra vita di ogni giorno.

Si tratta delle “visite” che il Signore ci fa costantemente, degli appuntamenti che la vita ci presenta. Egli viene a bussare alla nostra porta per vedere se rispondiamo con fede. Dove avvengono queste visite?

• Quando una tribolazione ci visita: una difficoltà o una sofferenza sono un’occasione in cui Dio ci chiede se ci fidiamo di Lui.

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• Quando incontriamo qualcuno che ha bisogno del nostro aiuto: la persona che ci chiede sostegno o amore è una presenza del Signore che ci interroga.

• Quando la vita ci pone di fronte a un problema: una questione complessa da affrontare, magari con un figlio, è il terreno su cui la nostra fede è chiamata a dare una risposta concreta.

La domanda del Vangelo risuona così in modo ancora più personale: il Signore troverà la fede su questa terra che siamo noi? In questa povera polvere di cui siamo fatti, ci sarà quella fede capace di dare vita nuova? Questa consapevolezza trasforma la nostra percezione della quotidianità: la settimana che abbiamo davanti non è una semplice successione di impegni, ma il luogo sacro in cui la nostra fede verrà interrogata e messa alla prova.

2. Pregare “senza stancarsi” non significa non avere fatica, ma “non degenerare”.

Gesù introduce la parabola sottolineando la “necessità di pregare sempre senza stancarsi mai”. L’insegnamento sembra semplice, ma il termine greco originale usato per “senza stancarsi” nasconde un significato molto più profondo e potente. Non si tratta solo di resistere alla fatica, ma letteralmente di “non degenerare, senza piegare verso il male”.

La preghiera, quindi, non è un esercizio di resistenza, ma lo strumento attivo per evitare di “sversare” verso la parte degenerata del nostro essere. È la lotta spirituale che ci impedisce di diventare “la brutta copia di noi stessi”, l’ombra di ciò che siamo chiamati a essere. Pregare costantemente significa proteggere la parte migliore di noi, custodire la nostra integrità interiore ed evitare che le difficoltà e le delusioni ci facciano “degenerare”.

3. La tua fede si regge su due pilastri: il diritto alla bellezza e la conoscenza del tuo nemico.

Il modello di questa tenacia è la vedova. I Padri della Chiesa vedevano in lei una figura simbolica: avere un “marito morto” significa essere stati delusi dagli idoli del mondo, da quelle “cose morte” a cui spesso dedichiamo la nostra esistenza senza riceverne vita in cambio. La sapienza di questa donna è riassunta nella sua richiesta incessante:

“Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Questa frase contiene i due pilastri su cui si regge una fede matura.

• Primo: Hai diritto a giustizia. Nella Scrittura, “giustizia” non è un concetto legale, ma indica il “giusto rapporto con Dio”. È il nostro diritto fondamentale a una vita bella, nobile, grande e non mediocre. Non è giusto vivere in modo incompiuto o perdere la propria bellezza. Pensiamo a tanti giovani che hanno diritto a una vita più interessante di quella che vivono “appiccicati a uno schermo”, disperdendo il loro potenziale. Abbiamo diritto alla nostra bellezza, alla nostra grandezza.

• Secondo: Hai un avversario. Per lottare, devi conoscere il nemico. La vita spirituale è una battaglia contro il male che cerca di entrare nel cuore. Il “maligno” ha una porta d’ingresso specifica e privilegiata per ognuno di noi, e la sua tattica più efficace è farci dimenticare quali sono le nostre debolezze e vulnerabilità. Conoscere il proprio avversario significa fare un onesto inventario dei propri errori. Significa, come suggerisce una spiritualità matura, “ricordare le proprie stupidaggini”, le cadute passate, non per crogiolarsi nella colpa, ma per mappare con precisione la porta attraverso cui l’inganno tende a entrare.

Ecco perché la vedova è tenace. Chi si ricorda della bellezza a cui ha diritto e, allo stesso tempo, del nemico che vuole rubargliela, non ha altra scelta: prega. Grida. Chiede aiuto. La preghiera non è più un dovere, ma un istinto di sopravvivenza spirituale.

Conclusione: Prepararsi alla visita

Custodire la fede non è un atto passivo, ma una vigilanza consapevole. Si nutre del ricordo costante del valore immenso della nostra esistenza, della bellezza a cui siamo destinati e della realtà di una battaglia spirituale che richiede la nostra attenzione. La parabola non ci chiede di aspettare la fine dei tempi, ma di prepararci all’incontro di oggi.

Nella settimana che inizia, quale “visita” del Signore ti aspetti? E come proteggerai la tua bellezza dal tuo “avversario”?

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 19 ottobre 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).