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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 12 Ottobre 2025

Il nostro cuore è veramente buono?

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Il commento si concentra sul tema della gratitudine come virtù fondamentale. Il Cardinale Angelo Comastri utilizza il Vangelo della ventottesima domenica per sottolineare l’importanza del dire grazie in un mondo in cui l’arroganza e la presunzione sono prevalenti.

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Vengono citati esempi di profonda gratitudine da figure come la Madonna, attraverso il Magnificat, e San Francesco d’Assisi, con il Cantico delle Creature, per illustrare come un cuore aperto riconosca tutto come dono di Dio.

Il discorso si concentra poi sulla storia dei dieci lebbrosi guariti, di cui solo uno, un Samaritano, torna a ringraziare Gesù, evidenziando come la fede incompleta porti all’ingratitudine e all’incapacità di usare i doni per fare il bene. Infine, l’omelia pone la domanda centrale, “Il nostro cuore è veramente buono?”, suggerendo che la risposta si trovi nel modo in cui viviamo la nostra vita e nella capacità di leggere il “libro della vita” con l’alfabeto dell’amore.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. 28ª domenica. Siamo capaci di dire grazie?

Il Vangelo di oggi è un invito alla gratitudine. Questo invito è particolarmente attuale perché il cuore di tante persone è diventato duro e pertanto incapace di dire anche un semplice “grazie”. Domina l’arroganza, la presunzione, mentre si sta spegnendo la delicatezza del grazie. Questo è un terribile impoverimento.

La Madonna è maestra di gratitudine; dal suo cuore è uscito il grazie più bello: il Magnificat. Sì, il Magnificat è il più bel grazie uscito dal cuore di una creatura. E anche San Francesco d’Assisi aveva sempre sulle labbra la parola “grazie”, e dal suo cuore è sgorgata una delle più belle preghiere di ringraziamento: il Cantico delle Creature, che inizia così: “Laudato sii, mi Signore, con tutte le tue creature”.

Pensate: San Francesco ringrazia il Signore per il sole attraverso il quale tu ci illumini; ringrazia per la luna, per le stelle, per i fiori, per il fuoco, per l’acqua che chiama umile, preziosa e casta; ringrazia per il vento, per le nubi e per le stagioni attraverso le quali ci dai sostentamento.

Signore, come sono belli questi sentimenti! Oggi, poiché non avvertiamo che tutto è dono di Dio, non apprezziamo la bellezza e la delicatezza della creazione e la aggrediamo continuamente. E così la sconvolgiamo e ci facciamo tanto del male, come accade in questo periodo.

San Francesco, invece, ringrazia Dio anche per sorella morte, dalla quale nessuno può fuggire. Perché questo ringraziamento? Perché San Francesco aveva capito che lo scopo della vita è questo: poter abbracciare Dio, l’infinitamente felice, sintonizzando in questi anni di vita il nostro cuore con il cuore di Dio. E come? Attraverso la bontà, attraverso l’umiltà, attraverso la generosità. È così che si diventa felici e capaci di gratitudine. Oggi tanti danno un altro scopo alla vita e alla fine sono delusi e tristi.

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Alcuni anni fa, a Loreto, partecipai ad un incontro di non vedenti. Nel pomeriggio mi fermai ad osservarli mentre leggevano i vari messaggi. Leggevano con le mani i messaggi scritti in alfabeto Braille. Per me le pagine erano insignificanti, mentre per i non vedenti che conoscevano l’alfabeto Braille erano messaggi che andavano al cuore e trasparivano nel volto sorridente.

Così accade anche nella vita: il libro della vita è scritto con l’alfabeto dell’amore. Sa leggerlo soltanto chi ha il cuore buono, che ha il cuore liberato dall’orgoglio e dall’egoismo. È il messaggio del Vangelo di oggi.

Seguiamo il Vangelo. Gesù si avvicina ad un villaggio. Un gruppo di lebbrosi lo sta aspettando, tenendo le debite distanze, come era prescritto dalla legge. Sicuramente i lebbrosi avevano sentito parlare di Gesù, avevano sentito parlare della sua bontà, avevano sentito il racconto dei suoi miracoli. Il loro cuore si aprì alla speranza, e una preghiera umile uscì dal loro cuore: Gesù, dissero: “Gesù maestro, abbi pietà di noi”. In questa preghiera non c’è arroganza, ma c’è l’abbandono di chi non ha più speranze proprie e quindi si affida al Signore e attende con fiducia.

Gesù risponde in modo insolito: non guarisce subito i lebbrosi, ma ordina loro di presentarsi ai sacerdoti. Li mette alla prova comandando di fare, ancora da ammalati, un gesto che supponeva la guarigione già avvenuta. I lebbrosi si fidano e si trovano guariti mentre camminano. Ma la loro fede subito si inceppa e non si apre alla riconoscenza. Prendono il dono e non lo fanno fruttificare in un cambiamento di vita. Così la salute recuperata è inutile, perché non serve a niente essere sani se il cuore non sa gestire bene la salute per fare il bene.

Osservate quanta gente oggi sciupa la salute perché non ha il cuore buono e non sa qual è lo scopo della vita! Quanti giovani sprecano la salute e la distruggono con una vita disordinata; non sanno usarla bene.

E Gesù osserva che uno solo tornò indietro per ringraziare. Aveva apprezzato il dono e sentiva il bisogno di trasformarlo in un impegno. Per quest’uomo la guarigione fu completa, arrivò al cuore e la salute divenne un mezzo per fare del bene.

Gesù però fa notare: quest’uomo era un samaritano. I samaritani erano considerati lontani da Dio ed erano trattati come persone indegne e spregevoli. Perché Gesù allora sottolinea il fatto che era un samaritano?

Il messaggio di Gesù è chiaro, vuol dirci questo: “State attenti voi che oggi vi ritenete buoni. Sappiate che nell’ultimo giorno, nel giorno della verità, è possibile che vi passino avanti tanti e tanti che oggi nessuno stima e nessuno apprezza, perché Dio giudica partendo dal cuore. Dio vede dentro”.

Viene spontanea la domanda: “Il nostro cuore è veramente buono?”

Concepiamo dentro di noi questa domanda e non rispondiamo in fretta. Domandiamoci spesso: “Il mio cuore è veramente buono?”

La risposta sta nel nostro modo di vivere. Gesù ci doni tanta luce per rispondere con totale sincerità a questa decisiva domanda, per togliere ogni incoerenza della nostra vita. Sia lodato Gesù Cristo.