GESÙ NON CERCA SERVITORI MA AMICI
Un rabbi che entra
nella casa di due donne,
sovranamente libero
di parlare a loro
che erano le escluse,
mettendo a parte le donne,
come Gabriele,
dei più riposti segreti
del Signore.
Marta è la donna dell’accoglienza generosa,
di mani e di pane
sulla tavola per tutti.
Maria è l’accoglienza dell’ascolto,
si siede
ai piedi del maestro
e beve ogni sua parola.
Marta corre dentro e fuori
dalla cucina,
alimenta il fuoco,
esce in cortile e torna
a controllare le pentole;
passa e ripassa,
affaccendata per tutti.
Maria, rapita,
ascolta Gesù.
Tutti i pregiudizi
sulle donne
saltano per aria;
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per la prima volta
si rompe ogni schema,
ogni distanza formale
maestro-discepola
si infrange
come un vaso di profumo,
e l’aroma riempie la casa.
Conosciamo tutti il miracolo della prima volta.
Poi, ci si abitua.
L’eternità invece
è non abituarsi mai.
Maria ha scelto
la parte buona,
ha iniziato
dalla parte giusta
il suo cammino con Dio:
dal tu per tu,
dal faccia a faccia.
Il primo servizio
da rendere all’amico,
quando amico
è un nome di Dio,
è ascoltarlo,
stare con lui,
vicino col cuore.
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La casa si è riempita
di gente
e Marta teme
di non farcela.
Allora con la libertà dell’amicizia s’interpone tra Gesù e la sorella:
“dille che mi aiuti!”
Gesù l’ha seguita
con gli occhi,
ha ascoltato i rumori e
sentito l’odore del cibo,
era come se fosse stato
in cucina con lei.
“Marta, Marta, tu
ti affanni per troppe cose”.
Gesù non contraddice
il servizio, ma l’affanno.
Non si oppone
al suo cuore generoso,
ma ne contesta l’ansia.
E a noi ripete:
attento a un troppo
che è in agguato,
che può ingoiarti:
troppo lavoro,
troppi desideri,
troppo correre.
Ti siedi ai piedi di Cristo
e scopri che
“una cosa sola
è necessaria”,
ed è saper distinguere
tra illusorio e permanente,
tra effimero ed eterno.
Marta, non disperderti
nelle troppe faccende
di casa,
tu sei molto di più.
Tu puoi stare con me
in una relazione diversa, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, sapienza, conoscenza.
Perché Gesù non cerca servitori, ma amici;
non vuole al suo seguito persone che facciano
delle cose per lui,
ma gente che gli lasci fare
delle cose dentro di sé.
Gli occhi di Maria
sono liquidi di felicità;
quelli di Marta,
di corse e di fatica.
Le due sorelle tracciano
i passi della fede
di ogni credente:
passare dall’affanno
di ciò che devo fare
per Dio,
allo stupore di ciò che Lui
fa per me,
passare da Dio
come dovere
a Dio
come ringraziamento.
Marta e Maria
non si oppongono,
i loro modi di amare
sono complementari
e entrambi necessari,
poli di un’unica legge:
amerai il Signore tuo Dio
e amerai il prossimo tuo;
una sola beatitudine
in due tempi:
beati quelli che ascoltano
la Parola, beati quelli
che la mettono in pratica.
“Una sola è la cosa
di cui c’è bisogno” :
non vivere senza mistero,
non vivere
senza relazioni.
Riprendi allora
il ritmo del cuore;
abbi il coraggio di
far volare più lente
le tue ali,
più quiete le tue mani.
Io sono Marta,
io sono Maria;
dentro di me
le due sorelle
si tengono per mano.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
