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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2025

Alla domanda, apparentemente teorica, di un dottore della Legge—«Chi è il mio prossimo?»—Gesù risponde con un racconto concreto, diretto, capace di abbattere ogni forma di religiosità formale o distante.

Il sacerdote e il levita, figure rispettabili e osservanti, vedono l’uomo ferito ma “passano oltre”. Forse avevano buone ragioni: la paura, la fretta, il desiderio di non contaminarsi. Ma il punto è che vedono, ma non si lasciano toccare. Il Samaritano, invece—straniero, escluso dal mondo religioso ebraico—si ferma, si fa vicino, ha compassione, si prende cura con gesti concreti e gratuiti. Non chiede chi sia l’altro, se lo meriti o no, non fa domande: agisce, ama.

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In un mondo come il nostro, dove spesso si dibatte molto sui “confini” del prossimo, Gesù capovolge la prospettiva: non chiederti chi è il tuo prossimo, ma scegli tu di esserlo per chiunque incontri. La vera questione non è “chi devo amare?”, ma “come posso amare?”.

La compassione non è un’emozione superficiale, ma una scelta di responsabilità, una forma di amore che si sporca le mani, che investe tempo, risorse, presenza. Il Samaritano non solo soccorre, ma torna indietro, paga di tasca propria, si impegna anche per il futuro. È un’immagine viva dell’amore cristiano: senza misura, senza calcolo, senza confini.

Per Riflettere

Quante volte “vedo” chi soffre, ma passo oltre? Mi lascio coinvolgere, o preferisco restare a distanza, giustificando la mia indifferenza con mille ragioni? Chi è, concretamente, oggi il “ferito sul ciglio della strada” nella mia vita? Lo riconosco? Mi avvicino? Gesù ci dice con chiarezza: «Va’ e anche tu fa’ così». Non basta sapere che cosa è giusto: la fede vera si gioca nel fare, nel vivere ogni giorno da “prossimi” di chi ci è affidato.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi