don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 28 Settembre 2025

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Ricco Senza Nome e Povero Lazzaro

Il commento per questa domenica di don Claudio evidenzia come la salvezza si giochi sulle piccole cose e sulla capacitร  di accorgersi degli altri, contrapponendo la condotta egoista del ricco all’umiltร  di Lazzaro.

Il commento si estende anche alla prima lettura dal profeta Amos, che critica l’indifferenza degli agiati di Sion verso i poveri, e alla seconda lettura dalla lettera di Paolo a Timoteo, che esorta a combattere la buona battaglia della fede.

Il tema centrale รจ l’importanza di ascoltare e mettere in pratica la sapienza di Dio contenuta nelle Scritture come guida per la vita eterna, sottolineando che nemmeno i miracoli basterebbero a persuadere chi ignora la Rivelazione.

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Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

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Ancora una parabola dal Vangelo secondo Luca ci รจ proposta in questa 26ยช domenica del tempo ordinario. Sempre dal capitolo 16 del Terzo Vangelo, ascoltiamo il racconto parabolico del povero Lazzaro e del ricco senza nome. La tradizione lo aveva chiamato Epulone, ma in latino vuol dire “mangione”. Non รจ un nome proprio, รจ semplicemente un ricco anonimo. Vestito di porpora e di bisso, abiti molto pregiati, che mangiava lautamente tutti i giorni, ma era senza nome, senza sostanza, senza personalitร .

Il povero Lazzaro, abbandonato davanti alla porta di casa, invece รจ conosciuto al Signore. Il suo nome รจ scritto nei cieli. E difatti, alla morte dei due, la situazione si capovolge. E la scena con cui Gesรน ci presenta uno spaccato di al di lร  mostra il povero Lazzaro, quel barbone mendicante, seduto al posto d’onore alla destra di Abramo. รˆ una mensa di famiglia: tutti gli ebrei sono insieme, Abramo รจ l’antico padre, e chi รจ nel suo seno, cioรจ alla destra vicino a lui, spalla a spalla, quel povero barbone. E il ricco che mangiava cosรฌ bene, vestiva in modo cosรฌ elegante, si trova nell’inferno fra i tormenti.

Non si era mai accorto di Lazzaro quando era seduto all’ingresso di casa sua. Adesso che lui ha bisogno, lo nota subito e chiede una goccia d’acqua, lui che aveva negato le briciole di pane al povero. รˆ interessante come Gesรน scelga proprio dei particolari cosรฌ minuti per parlare di salvezza: briciole di pane e una goccia d’acqua. La nostra vita eterna, la nostra salvezza, si gioca sulle piccole cose, sulle situazioni elementari nelle relazioni della nostra vita, con la capacitร  di accorgersi dell’altro e di andare incontro all’esigenza dell’altro.

Il ricco mangione ha sempre solo pensato a se stesso. E anche nella condizione infernale cerca un po’ di acqua, vorrebbe sfruttare Lazzaro perchรฉ intingesse il dito e gli bagnasse la bocca. Quando sa che ormai non c’รจ piรน niente da fare, pensa ai suoi cinque fratelli, cinque ricchi come lui, eleganti mangioni che si stanno godendo la vita. Dice: “Ma rischiano di rovinarsi”.

Hanno Mosรจ e i profeti, hanno la Bibbia, le Sacre Scritture. Basta che ascoltino quello che il Signore ha detto nella rivelazione e faranno delle scelte con cui non si rovineranno la vita. “No!”, protesta il ricco. “Ma vuoi mettere se un morto ritorna? Se c’รจ un bel miracolo, quelli si convincono, e la Bibbia non gli basta!”. E drasticamente Abramo conclude dicendo: “Se non ascoltano la Bibbia, non servono nemmeno i miracoli, nemmeno se un morto tornasse indietro sarebbero persuasi”.

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Gesรน ha richiamato dalla morte un amico che si chiamava proprio Lazzaro. Non รจ detto che la scelta del nome Lazzaro, dato a questo personaggio di fantasia, serva per creare il collegamento con Lazzaro di Betania, un morto che รจ tornato in vita. E quelli che hanno assistito al prodigio sono rimasti convinti, alcuni sรฌ, altri hanno denunciato Gesรน alle autoritร . E da quel momento il Sinedrio prese la ferma decisione di eliminare Gesรน e possibilmente anche Lazzaro, perchรฉ era una prova pericolosa.

Dunque, la parabola vuole dire: pensiamoci finchรฉ siamo in tempo. La rivelazione di Dio ci offre la sapienza. Da diverse domeniche si insiste su questo tema. Non riusciamo a capire bene qual รจ il progetto di Dio? Come facciamo a seguirlo?. Rischiamo di essere idolatri, attaccati ai nostri beni, disinteressati agli altri, chiusi nel nostro egoismo. La sapienza di Dio ci apre a questa realtร  piรน grande. La parola di Dio ci forma, ci istruisce, ci insegna la strada. Ma il fatto di saperla non significa che la percorriamo. Ascoltarla perรฒ ci รจ utile, perchรฉ a forza di sentirla รจ possibile piano piano metterla in pratica, e la nostra mentalitร  si conforma alla sapienza del Vangelo.

Ancora un brano di Amos come prima lettura. รˆ un altro testo analogo a quello ascoltato domenica scorsa. Amos, vissuto nell’VIII secolo avanti Cristo, fu una voce fortissima contro lo sfruttamento dei poveri, contro la struttura economica oppressiva. E in questo caso critica aspramente gli spensierati di Sion, cioรจ quelle persone che stanno bene e non si preoccupano degli altri. Mangiano sui loro divani, canterellano, suonano strumenti musicali, si ungono con oli profumati. Ed รจ la rovina di Giuseppe, loro fratello. Non si curano affatto. Perciรฒ andranno in esilio, promette (minaccia) il profeta, in testa ai deportati, e cesserร  l’orgia dei dissoluti. รˆ una minaccia che purtroppo si realizzerร  dopo pochi anni: la rovina di Samaria e un secolo dopo la rovina di Gerusalemme sarร  una conseguenza disastrosa di quell’atteggiamento spensierato, senza pensiero, senza sapienza. Hanno vissuto come se niente fosse, senza pensarci, e alla fine รจ stato troppo tardi.

Come avvisato, invece noi diciamo che รจ mezzo salvato. Il Signore ci avvisa perchรฉ possiamo essere salvati. Al Salmo lodiamo il Signore e ricordiamo le sue opere. Libera i prigionieri, dร  il pane agli affamati, ridona la vista ai ciechi, rialza chi รจ caduto, ama i giusti, protegge i forestieri. Il Signore si occupa dell’umanitร : cura, protegge, aiuta. Ecco la sapienza: “Loda il Signore anima mia, impara a fare altrettanto”.

E l’apostolo Paolo, scrivendo al discepolo Timoteo nel brano che ascoltiamo come Seconda Lettura, lo invita e ci invita a tendere alla giustizia, alla pietร , alla fede, alla caritร , alla pazienza, alla mitezza. A combattere la buona battaglia della fede. La nostra fede รจ una battaglia, รจ una buona battaglia per vivere bene nella mentalitร  del nostro mondo che รจ negativa, come era quella di ieri, del tempo di Gesรน o del tempo di Amos. Non รจ che oggi le cose siano peggiori: le cose vanno male come sono sempre andate male. Ma in mezzo a questo malessere c’รจ qualcuno che ha la sapienza di Dio, che ha il coraggio di combattere la buona battaglia della fede e cosรฌ raggiunge la vita eterna. Chiediamo la sapienza del cuore e il coraggio per combattere noi questa buona battaglia della fede.

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