«Quelli che entrano possano vedere la luce».
Così l’evangelista Luca motiva la metafora della luce. Se Matteo focalizzava l’attenzione su una lucerna che illuminasse l’intera abitazione, Luca mostra una certa attenzione a chi sta fuori. Il nostro cuore è come un candelabro che può far risplendere la luce ricevuta. Il suo scopo è quello di illuminare, risplendere, fare luce.
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Questo è possibile quando la Parola di Dio – lampada per i nostri passi – diventa parte di noi, incarnata nella nostra ordinarietà, scelta quotidianamente con rinnovata costanza. E sarà inevitabile che, a partire da questa quotidianità, venga alla luce l’atteggiamento che viviamo di fronte alla Parola: ciò è nascosto (kryptos) o segreto (apokryphos) sarà conosciuto (gnostos) e sarà manifesto (phaneros).
Quel che compie la Parola di Dio in noi è il risultato visibile – anche per coloro che si avvicinano – dell’accoglienza che le riserviamo intimamente. Il modo in cui accogliamo l’insegnamento del Vangelo si mostra nelle nostre scelte e abitudini, visibili pure all’esterno. E potremmo anche diventare, con la nostra luce riflessa, un piccolo segno luminoso per chi, nel buio, cerca di orientarsi verso la fonte di ogni Luce.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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