Che quella dell’amministratore disonesto sia una parabola scottante lo si evince anche da una certa contraddittorietà del vangelo di oggi, che lascia trasparire un malcelato imbarazzo. La parabola si conclude con l’elogio del signore – probabilmente si riferisce a Gesù, più che al padrone – nei confronti dell’amministratore. Mentre poi il commento prosegue elogiando chi al contrario è fedele nel proprio lavoro.
Ma era davvero disonesto questo amministratore? Ha sbagliato a condonare parte di quanto i debitori avrebbero dovuto al suo padrone? Esegeti come Fitzmyer spiegano che quel condono in realtà è pienamente onesto, meritorio, esemplare: ha semplicemente evitato di fare la cresta nei confronti dei debitori. Per questo viene lodato: perché è stato fedele e onesto, senza pretendere nulla più di quanto gli potesse spettare. Si spiega il suo elogio: la sua disonestà risalirebbe dunque a un momento precedente. Acqua passata.
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Eppure il suo licenziamento era dovuto all’accusa di uno sperpero di denaro del padrone. Come il figliol prodigo. E, se proprio lo devi fare, sperpera sino in fondo. Questa sarebbe stata la sua idea furba, per quanto disonesta: truccare i conti, ridurre i crediti che spettavano al padrone, e fare in modo di vantare lui stesso un credito nei confronti dei debitori. Se al padrone dovevano beni materiali, ora a lui devono riconoscenza. Se prima rubava al padrone forse per sé, ora lo fa per gli altri. Questa è la seconda linea interpretativa.
Ciò che viene lodato da Gesù non è la truffa contabile, forse nemmeno scoperta dal padrone, ma il fatto che gli uomini di questo mondo se la sanno cavare. L’amministratore aveva poco tempo e ha scelto di spenderlo per creare legami. Perché chi segue Gesù deve essere da meno? Ecco che però, per evitare fraintendimenti, compare subito il chiarimento che Gesù non elogia l’inganno, ma la scaltra intraprendenza nel trovare una soluzione: nel condonare i debiti, che sono frutto di ingiustizie, di rapporti sociali squilibrati, di classe. In questo mondo, i debiti sono fatti per essere rimessi e i soldi – per quanto sempre sporchi e ingiusti – per essere redistribuiti. Ora sta a noi condonare i nostri debitori: come l’amministratore condonatore, faremo sorgere nuove relazioni più profonde.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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