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don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 21 Settembre 2025

Ricchezza Ingiusta e Amicizia Eterna

Il commento di don Claudio fornisce una profonda analisi della parabola dell’amministratore disonesto dal Vangelo di Luca, sottolineando come Gesù elogi l’amministratore per la sua astuzia nell’usare la “ricchezza ingiusta” per farsi amici.

Viene evidenziato che l’ingiustizia risiede nel sistema economico stesso, non necessariamente nell’amministratore che si schiera con i poveri contadini contro il ricco proprietario. La riflessione si estende alle implicazioni di questa parabola attraverso tre “prediche” conclusive: fare amici con la ricchezza ingiusta, essere fedeli nelle piccole cose per esserlo nelle grandi, e l’impossibilità di servire due padroni (Dio e Mammona).

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Inoltre, il testo collega questi insegnamenti alla denuncia della corruzione economica da parte del profeta Amos e all’esortazione di Paolo a Timoteo sulla preghiera per la salvezza di tutti, invitando a una saggezza evangelica nell’uso dei beni terreni in vista di quelli eterni.

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Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

Il figlio minore, quello scappato di casa nella parabola raccontata da Gesù, viene accusato dal fratello maggiore di avere sperperato tutte le sue sostanze. Subito dopo quella parabola, Gesù ne racconta un’altra. L’evangelista Luca ce la propone al capitolo 16 e la leggiamo in questa 25ª domenica del tempo ordinario. È un altro caso di personaggio che sperpera le sostanze: è un amministratore. Lo abitualmente chiamiamo “disonesto”, ma dovremmo stare attenti, perché nel testo originale greco di Luca, questo economicato è come “amministratore di ingiustizia”, non “ingiusto” o “disonesto”. E la parabola è provocatoria. Un amministratore perde il posto perché accusato di sperperare i beni del padrone. In che senso sperperava i beni? Lo dimostra quello che fa subito dopo: fa aggere le ricevute dei debitori del padrone e riduce il dovuto.

Noi ci mettiamo immediatamente nei panni del ricco proprietario terriero che vuole essere pagato, che vuole incassare la metà del prodotto raccolto durante l’anno. L’amministratore è colui che fa il giro delle cascine e raccoglie tutto quel prodotto per il padrone. Evidentemente il personaggio della parabola raccontata da Gesù, invece, stava dalla parte dei contadini. E se dovevano 100, faceva dare 50; se dovevano 100 barili d’olio, faceva segnare 80; faceva lo sconto, trattava bene i poveri contadini a danno del ricco proprietario. È un amministratore disonesto, è un amministratore di disonestà. Dove la disonestà, l’ingiustizia, sta in questo sistema economico complesso, dominato da alcuni padroni. Lui amministra un patrimonio economico che sostanzialmente è iniquo, non equo.

Ed è quello che intende dire Gesù di fronte ad una situazione economica dove l’amministrazione dei soldi è in ogni caso disonesta: cercate di usarli bene. La parabola termina con tre prediche, o meglio, tre sintesi proverbiali che danno tre chiavi di lettura della parabola. La prima: “Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, con la ricchezza di ingiustizia”. Cioè, usatela per farvi degli amici perché quando viene a mancare questa ricchezza possano gli amici accogliervi. Seconda sintesi: “Sei fedele in cose da poco, sei fedele anche in cose grandi”. “Se non sei fedele nelle amministrazioni economiche, come puoi pensare che il Signore ti affidi i beni eterni?”. Terza spiegazione: “Non si può servire a due padroni, non si può servire al Signore e a mammona”. “Mammona” è tradotto con “ricchezza”, è un termine aramaico che vuol dire sostanza, patrimonio, ciò che dà consistenza. O servi il Signore o servi i soldi. Chi ti dà fiducia? “Non potete essere miei discepoli se non rinunciate ai vostri averi”.

Ci vuole sapienza per scegliere di seguire Gesù. Ci vuole sapienza per superare l’idolatria delle nostre false religiosità. E nell’amministrazione concreta dei nostri soldi si manifesta la sapienza evangelica. Per questo la prima lettura ci propone una dura requisitoria del profeta Amos contro i commercianti disonesti. Ma attenzione: il profeta si scaglia contro uno che assomiglia al padrone della parabola. È lui lo sfruttatore disonesto, non l’amministratore. L’amministratore viene lodato dal Signore perché si è fatto degli amici con quei soldi. Amos deride i commercianti falsamente religiosi e con ironia presenta dei loro discorsi. Aspettano che passi il novilunio, desiderano che finisca il sabato per poter riprendere il loro commercio, per poter vendere tutto, anche lo scarto, usando bilance false e pesi truccati. Questa mentalità, dove c’è insieme religiosità e corruzione economica, viene smascherata e condannata dal profeta Amos 700 anni prima di Cristo. Ed è un discorso che vale sempre.

C’è una connivenza abituale con il potere economico e spesso anche negli ambienti religiosi la corruzione economica è presente e la si nasconde, la si copre con manti ipocriti di religiosità. Il Signore invita ad una sapienza nell’uso concreto dei beni, un uso saggio. Il salmo ci invita a lodare il Signore che solleva dalla polvere il debole e rialza il misero dall’immondizia. Il Signore sta dalla parte del povero, non dalla parte del ricco proprietario che vuole il suo. Il Signore solleva l’indigente dalla polvere. Loda quell’amministratore che ha usato un patrimonio disonesto per farsi degli amici ed è rimasto fedele ad un progetto divino di aiuto ai poveri. Serve il Signore, non i soldi.

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Come seconda lettura continuiamo ad ascoltare la lettera che l’apostolo Paolo ha indirizzato al discepolo Timoteo, dicendogli che è bene pregare, pregare per tutti, pregare soprattutto per i re, per quelli che comandano, perché possano arrivare alla salvezza. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Affermare che Dio vuole la salvezza di tutti non equivale a dire “tutti si salvano”. L’apostolo invita a pregare perché tutti possano salvarsi e ad annunciare a tutti quella sapienza che permette di accogliere la salvezza. A tutti è offerta la possibilità. Dio vuole che tutti l’accolgano. Speriamo che tutti l’accolgano, ma non è così automatico. E allora è importante imparare a usare bene ciò che possediamo sulla Terra, nella continua ricerca dei beni eterni.