Carlo Miglietta – Commento alle letture di domenica 14 Settembre 2025

Domenica 14 Settembre 2025 - ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE - Festa - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 3,13-17

Data:

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Il male non viene da Dio

A un Dio che riteniamo Onnipotente e Onnisciente spesso tendiamo ad attribuire anche lโ€™origine del male.

Perchรฉ esiste il male? Se cโ€™รจ un Dio che sia buono, perchรฉ lo permette? Perchรฉ Dio non lo elimina, se ci vuole bene? Perchรฉ la malattia, perchรฉ la sofferenza, perchรฉ la morte? Perchรฉ soprattutto il dolore del giusto, del bambino innocente? Che cosa ho fatto di male per meritarmi questi patimenti? E se Dio cโ€™รจ, perchรฉ non mi guarisce, perchรฉ non ascolta le mie preghiere?

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La rivelazione di Dio al mondo altro non รจ che la risposta al grande interrogativo dellโ€™uomo sul dolore e sulla morte. E la Bibbia ci articola vari aspetti di questa risposta, che tutti concorrono alla meditazione su questo angosciante problema, dalla cui soluzione dipende il senso dellโ€™esistenza.

La teoria del dolore come frutto della colpa umana chiarisce anzitutto che Dio non รจ lโ€™origine del male, e che invece il dolore spesso deriva dallโ€™umana cattiveria, per i risvolti sociali e cosmici che misteriosamente sempre trascendono anche ogni singolo atto. รˆ questa la proposta che parte dai libri del Pentateuco, continua nei Libri Storici e che ritroviamo poi in molti scritti neotestamentari, soprattutto paolini.

La teoria della creaturalitร  ci ricorda che il dolore, la malattia, la morte fanno parte della finitudine umana: Dio, lโ€™Infinito, volendo creare per amore un altro da sรฉ, ci ha creati finiti; ma egli โ€œsoffreโ€ per questo, e da sempre progetta lโ€™incarnazione del Figlio per sussumere fino in fondo lโ€™umana finitudine e trascenderla nella sua vita divina. La Scrittura ci rivela che questo piano รจ certamente il migliore per noi, perchรฉ Dio รจ puro Amore. Il dolore, la malattia, la finitudine, non sono una punizione di Dio, ma fanno parte del mio essere creatura, imperfetta e mortale.

Ma soprattutto la Sacra Scrittura ci rivela che Dio non รจ impassibile al grido dellโ€™uomo: Dio รจ Provvidenza, Amore tenero per tutte le sue creature. Pertanto la sua risposta allโ€™uomo che soffre รจ scendere dai cieli e porsi accanto allโ€™uomo, al suo letto di dolore, nella sua prigione, sul suo cumulo di cenere (Gb 42), persino nella sua tomba (1 Pt 3,19-20), per soffrire con lui, per condividerne il dolore e anche la morte. 

La Croce di Gesรน รจ la salvezza

Il culto idolatrico raccontatoci nella Prima Lettura (Nm 21,4b-9) vedeva nel serpente di bronzo innalzato nel deserto la guarigione dai morsi dei serpenti. I Cristiani, sullโ€™esegesi di Gesรน nel Vangelo odierno (Gv 3,13-17), vi vedono il simbolo della Santa Croce di Cristo, vera e unica salvezza. La grande risposta al perchรฉ del dolore รจ solo Gesรน Cristo, il Figlio incarnato: la Seconda Lettura proclama: โ€œpur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio essere come Dio, ma svuotรฒ se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uominiโ€ฆ; umiliรฒ se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croceโ€ (Fil 2,6-11). La sua Croce รจ il nuovo nome del dolore, il segno della risposta dโ€™amore di Dio alla sofferenza umana. In essa sono assunti tutti i nostri tormenti, tutte le nostre angosce, le nostre ansie, i nostri terrori. E non solo i dolori dellโ€™uomo, ma di tutta la creazione, che โ€œgeme e soffre le doglie del parto fino ad oggiโ€ (Rm 8,22), e che รจ in โ€œardente aspettativaโ€ฆ, protesa verso la rivelazione dei figli di Dioโ€ (Rm 8,19). 

โ€œCristo non รจ venuto a giustificare lo scandalo del male inquadrandolo in un sistema di pensiero convincente. Egli รจ venuto a condividere il nostro limite, assumendolo in sรฉ. Ma, proprio perchรฉ egli รจ il Figlio di Dio, attraverso il dolore e la morte, ha lasciato in essi un seme di divinitร , di eternitร . Lโ€™amore di Dio non ci protegge da ogni sofferenza ma ci sostiene in ogni sofferenzaโ€ (G. F. Ravasi).

Preso sulla sua Croce tutto il dolore dellโ€™universo, Dio nella Resurrezione del Figlio lo distrugge per sempre, lo annienta, e compie cosรฌ il progetto della creazione e il piano dโ€™amore di renderci addirittura suoi figli, partecipi della sua stessa vita divina. E questo non solo nellโ€™escatologia, alla โ€œfine dei tempiโ€: ma giร  nellโ€™oggi storico Dio in Gesรน Cristo si pone accanto al sofferente, al morente, con la sua forza guaritrice e di salvezza integrale.

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Solo in โ€œGesรน…, che รจ lโ€™ยซimmagineยป di Dio, da scandalo intollerabile qual รจ il male puรฒ trasformarsi in mistero, sia pure insondabile: il mistero di unโ€™Onnipotenza che si presenta alle sue creature come schiavo crocifissoโ€ (V. Messori). Gesรน non distrugge la Croce: vi si sdraia sopra; e risorgendo diventa โ€œsperanza della nostra gloriaโ€ (Col 1,27).

Dopo Gesรน Cristo, il grande mistero non รจ piรน il perchรฉ del dolore: lโ€™immenso, meraviglioso mistero, da contemplare in commossa adorazione, รจ come Dio abbia potuto amarci tanto da farsi uno di noi, da soffrire con noi, da morire con noi e per noi, per farci โ€œfigli; e se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristoโ€ (Rm 8,16-17)! 

Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito รจ โ€œBuona Bibbia a tuttiโ€œ.

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