Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 14 settembre 2025.
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Esaltazione della santa Croce: Un simbolo frainteso
Il crocifisso รจ il simbolo con cui i cristiani manifestano la loro fede; eppure, per tre secoli, ne hanno fatto intenzionalmente a meno. Si riconoscevano in altri simboli โ lโancora, il pesce, i pani, la colomba, il pastore โ ma erano riluttanti a raffigurare la croce: evocava la morte infamante del loro Maestro, morte riservata agli schiavi e ai briganti e che era uno dei motivi per cui venivano dileggiati dai pagani.
Verso il 180 d.C., il polemista Celso โ che ben conosceva i racconti mitologici in cui gli dรจi apparivano sempre splendidi e ammantati di fulgore โ obiettava ai cristiani: โSe lo spirito di Dio si รจ incarnato in un uomo, bisognava almeno che questi eccellesse fra tutti per corporatura, per bellezza, per forza, per maestร , per voce ed eloquenza. Invece Gesรน non aveva niente di piรน rispetto agli altri. Vagabondo da strapazzo, lo si รจ visto sbigottito, disorientato, percorrere il paese in mezzo a pubblicani e a marinai di malaffare. Sappiamo come รจ finito, conosciamo la defezione dei suoi, la condanna, le sevizie, gli oltraggi, le sofferenze del suo supplizioโฆ e quel grido che gettรฒ dallโalto del patibolo spirandoโ.
ร celebre il graffito rinvenuto nella scuola del Palatino dove venivano educati i paggi destinati a servire alla corte dellโimperatore. Risale al 200 d.C. e raffigura un giovane nellโatto di venerare un uomo crocifisso con la testa dโasino; lโiscrizione recita: โAlexamenos adora il suo Dioโ. Unโevidente caricatura del culto cristiano, fatta probabilmente da uno schiavo che intendeva sbeffeggiare un collega convertitosi alla nuova fede.
โNoi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i paganiโ โ aveva scritto Paolo (1 Cor 1,23). Ma i cristiani erano restii a tradurre in un simbolo questa veritร .
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Una data precisa segna il passaggio al culto della croce: il 14 settembre del 335 d.C., giorno in cui a Gerusalemme unโimmensa folla di pellegrini, accorsa da ogni parte del mondo, celebrรฒ la festa della dedicazione della basilica fatta costruire da Costantino sul luogo del santo sepolcro. Sulla roccia del Calvario lโimperatore aveva fatto collocare una meravigliosa croce gemmata per ricordare il luogo del sacrificio di Cristo.
Da quel giorno la croce divenne il simbolo cristiano per eccellenza; si cominciรฒ a fabbricarla con i metalli piรน preziosi, venne incastonata con perle, comparve ovunque, sulle chiese, sui labari, sullโelmo del principe, sulle moneteโฆ
Lungo i secoli, purtroppo, da emblema dellโamore e da segno del ripudio di ogni violenza, fu convertita a volte in vessillo per imporre con la forza i diritti โpoliticiโ di Dio e spesso fu ridotta ad amuleto, monile, gesto scaramantico.
La festa di oggi vuole richiamarci al senso autentico della croce.
Da diciassette secoli le comunitร cristiane amano questo simbolo, ma non lo idolatrano, coscienti che, a rendere cristiana una societร , non รจ lโesibizione dei crocifissi, ma la vita dei cristiani, โcrocifissiโ e perseguitati perchรฉ si rifiutano di idolatrare il denaro e il potere e divengono costruttori di pace.
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Per interiorizzare il messaggio, oggi ripeteremo:
Possa, chi incontra un cristiano, scorgere sempre in lui il Crocifisso disposto a donare la vita.
Vangeloย (Gv 3,13-17)
Inย quel tempo Gesรน disse a Nicodemo: โNessuno รจ mai salito al cielo, fuorchรฉ il Figlio dellโuomo che รจ disceso dal cielo.ย E come Mosรจ innalzรฒ il serpente nel deserto, cosรฌ bisogna che sia innalzato il Figlio dellโuomo, perchรฉ chiunque crede in lui abbia la vita eternaโ.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchรฉ chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perchรฉ il mondo si salvi per mezzo di lui.
Nel vangelo di Giovanni i personaggi sono individui reali e concreti, ma il modo in cui lโevangelista li tratteggia mostra chiaramente che egli li vuole presentare anche come figureโtipo, come simboli di scelte di vita, di adesione o di rifiuto della luce di Cristo. Rappresentano il vasto ventaglio di atteggiamenti spirituali che si possono assumere di fronte al mistero di Gesรน.
La samaritana compare cosรฌ come la donna-Israele, sposa infedele che il Signore รจ venuto a riprendersi con immenso amore (Gv 4); Marta รจ lโimmagine del discepolo che non si risparmia nel servizio dei fratelli; Maria รจ lโespressione dellโamore gratuito, nardo genuino che con il suo delizioso profumo rivela al mondo la presenza di una comunitร cristiana; Giuda rappresenta lโanti-discepolo, colui che non capisce la gratuitร , ragiona in termini di compravendita, si impossessa di ciรฒ che appartiene ai fratelli e lo considera sua proprietร (Gv 12,1-8); Tommaso รจ lโuomo che, per credere, pretende prove verificabili (Gv 20,24-29).
Alcuni personaggi ci sono noti solo attraverso il vangelo di Giovanni. Lazzaro รจ il discepolo che, morto, siede vivo al banchetto imbandito nella casa della comunitร , perchรฉ il Signore della vita lo ha introdotto nel mondo dei risorti (Gv 12,1); โil discepolo che Gesรน amavaโ รจ il personaggio anonimo che riassume in sรฉ tutti gli atteggiamenti dellโautentico discepolo; lโevangelista lo propone alla comunitร come modello.
E siamo cosรฌ giunti a Nicodemo, uomo ragguardevole fra i farisei โ forse membro del sinedrio โ, anchโegli sconosciuto alla tradizione sinottica. Approfittando del buio, ma anche della quiete e del silenzio della notte, si reca da Gesรน. Cosa lo spinge a cercare questo incontro?
Compare altre due volte nel vangelo di Giovanni.
Durante una festa delle capanne assiste a unโanimata discussione che vede coinvolti gente del popolo, guardie, sommi sacerdoti e alcuni membri eminenti della setta farisaica. Ascolta in silenzio, poi, pacato, si lascia sfuggire una considerazione provocatoria: โLa nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciรฒ che fa?โ. Riceve una risposta irridente: โStudia e vedrai che il Profeta non sorge dalla Galilea!โ (Gv 7,40-52).
Lo ritroviamo sul Calvario, con Giuseppe dโArimatea. Avvolge il corpo di Gesรน in bende, insieme con gli oli aromatici che ha portato con sรฉ e lo depone nel sepolcro (Gv 19,39-40).
Leale, responsabile e anche coraggioso, Nicodemo era rimasto colpito dal personaggio Gesรน. Aveva riconosciuto in lui โun maestro venuto da Dioโ; aveva compreso che nessuno avrebbe potuto fare i segni che egli compiva se Dio non fosse stato con lui (Gv 3,2).
A quali segni si riferiva?
Siamo allโinizio della vita pubblica ed รจ la prima volta che Gesรน viene a Gerusalemme. Di lui non รจ stato ancora riferito alcun miracolo compiuto nella cittร santa. Si nota solamente: โMentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nomeโ (Gv 2,23).
Lโunico episodio accaduto a Gerusalemme e narrato dallโevangelista รจ la purificazione del tempio. Che sia stato quel gesto provocatorio il segno che ha scioccato Nicodemo e ha risvegliato in lui inquietudini e interrogativi a lungo rimossi riguardanti Dio, il culto e lโistituzione religiosa?
ร possibile e il contesto sembrerebbe suggerirlo.
Israelita dal cuore puro, โmaestro dโIsraeleโ โ come lo chiama Gesรน โ e dunque conoscitore delle Scritture, si era certo reso conto dellโincompatibilitร fra la religione del cuore predicata dai profeti e il culto ipocrita cui si accompagnavano lโingiustizia e lโoppressione del povero. Vedeva la gente semplice recarsi al tempio per cercare il volto di Dio e rimanere turbata di fronte al mercato che incontrava.
Chi era quel Gesรน di Nazaret che aveva avuto il coraggio di reagire in quel modo alla profanazione del santuario?
Sentiva il bisogno di conoscerlo, di vagliare lโaccaduto, di capire, al di lร dei pregiudizi e delle opinioni che circolavano, chi era realmente.
Nel vangelo di Giovanni, Nicodemo rappresenta lโisraelita sincero che cerca la veritร . Il buio della notte in cui lo vediamo muoversi รจ allo stesso tempo reale e simbolico: indica la condizione di chi brancola nelle tenebre, ma รจ ansioso di trovare la luce e ha intuito chi gliela puรฒ donare.
Il brano evangelico di oggi ci propone la parte conclusiva del monologo pronunciato da Gesรน davanti a Nicodemo.
Inizia con un richiamo allโepisodio del serpente di bronzo (vv. 13-15) che abbiamo trovato nella prima lettura. Gesรน lo interpreta come un simbolo di quanto sta per accadergli: il Figlio dellโuomo sarร innalzato sulla croce e coloro che lo contempleranno avranno la vita eterna.
Nicodemo era un fedele osservante della Legge, eppure, come il giovane ricco (Mt 19,20) si era reso conto che gli mancava ancora qualcosa per poter ereditare la vita eterna.
Gesรน gli aveva detto che era necessario โnascere dallโaltoโ e lui aveva equivocato, pensava di dover โnascere di nuovoโ dal grembo materno. Ora capisce ancora meno il discorso sullโinnalzamento del Figlio dellโuomo.
Non poteva capire: gli mancava la luce del Risorto. Le parole di Gesรน erano per lui avvolte nel mistero. Devโessere rimasto anche un poโ deluso.
Solo dopo gli avvenimenti della Pasqua, ripensando a quellโincontro notturno, ha compreso ciรฒ che il Maestro gli aveva detto.
A noi oggi il discorso di Gesรน a Nicodemo risulta invece subito chiaro: guardare a Gesรน โinnalzatoโ significa โcreยญdere in luiโ (v. 15), tenere gli occhi fissi sullโamore che egli ha dimostrato sul Calvario.
La salvezza viene dalla fede, dallโadesione alla proposta di vita che si รจ concretizzata nella croce. ร quellโuomo appeso al patibolo che ci rivela quanto Dio ci ama e ci fa comprendere fin dove deve giungere il nostro amore per lโuomo.
Guardando il Crocifisso ci rendiamo conto di quanto male sia in grado di provocare il veleno del serpente: puรฒ indurre a uccidere lโinnocente. Ma nel dono della vita fatto da Gesรน, ci รจ presentato anche lโantidoto a questo veleno: lโamore gratuito, senza condizioni, offerto anche a chi ci toglie la vita.
La croce non รจ un amuleto da appendere al collo nรฉ un simbolo per segnare la conquista di un territorio o la sacralizzazione di un ambiente. ร il punto di riferimento di ogni sguardo del credente che, in essa, vede sintetizzata la proposta di vita fattagli dal Maestro.
Sulla croce finivano gli schiavi, solo gli schiavi.
Dallโalto della croce Gesรน proclama che lโuomo riuscito secondo Dio รจ colui che si offre volontariamente schiavo per amore, si fa servo dei fratelli fino a consumare la propria vita per loro, anche per i nemici.
In ogni momento ci imbattiamo in serpenti che possono avvelenare la nostra esistenza. Tendono insidie fuori di noi, ma soprattutto dentro di noi. Sono la bramosia dellโavere, la frenesia del potere, la smania di apparire.
Solo lo sguardo rivolto a colui che รจ stato innalzato puรฒ curarci dal veleno di morte che questi serpenti sono sempre pronti a inoculare nel cuore di ogni uomo.
Un giorno perรฒ โ assicura lโevangelista โ tutti โvolgeranno lo sguardo a colui che hanno trafittoโ (Gv 19,37) e saranno salvi.
Nella seconda parte del brano (vv. 16-21) abbiamo una meditazione teologica sulla missione del Figlio dellโuomo: Dio non lo ha mandato โper giudicare il mondo, ma perchรฉ il mondo si salvi per mezzo di luiโ.
A differenza di Matteo che, per richiamare lโimportanza e le conseguenze eterne delle scelte fatte oggi, ricorre allโimmagine del giudizio finale, Giovanni impiega un linguaggio diverso e piรน consono alla mentalitร di oggi: esclude addirittura che Dio giudiยญchi lโuomo e parla di un giudizio che si attua nel presente e che รจ solo salvezza.
Le posizioni teologiche di Matteo e Giovanni sembrano contraddittorie; in realtร , pur impiegando immagini diverse, i due evangelisti propongono la medesima veritร .
Il giudizio di Dio non รจ una condanna, ma una benedizione e non viene pronunciato alla fine dei tempi, ma oggi ed รจ un giudizio che salva.
Di fronte a ogni opzione che siamo chiamati a fare, il Signore fa udire la sua voce per indicarci ciรฒ che รจ conforme alla sapienza del cielo e metterci in guardia dalle scelte di morte proposte dalla stoltezza del mondo.
La festa di oggi rivela anche come Dio esprime il suo giudizio: non pronuncia sentenze forensi, indica lโuomo riuscito, Gesรน innalzato in croce e invita ogni uomo a valutare la propria vita sulla sua. Secondo i criteri di questo mondo la croce รจ il segno della sconfitta e del fallimento di una vita. Secondo il giudizio di Dio รจ la prova dellโamore sommo.
Non desta meraviglia che โ come scrive Paolo ai corinti โ il mondo giudichi follia questa sapienza celeste (1 Cor 1,17-25).
Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.
