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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 11 Settembre 2025

Commento al brano del Vangelo di: Lc 6,27-38

Data:

Vangelo del giorno di Lc 6,27-38

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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Parola del Signore.

Restiamo ulteriormente spiazzati dalla versione lucana delle beatitudini e dal discorso della montagna.
Se già Matteo ci aveva messi in crisi per le parole del Signore Gesù, che riprende alcune delle norme consolidate e riconosciute dai giudei e le riporta all’essenziale, contestandole, Luca pigia ancora sull’acceleratore.

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Rivolgendosi ad una comunità di greci, che aveva poca dimestichezza con le sottigliezze giudaiche della Legge, Luca coglie nelle parole di Gesù un aspetto ancora più universale: se la nostra morale è identica a quella dei pagani, se, in fondo, facciamo del bene solo perché ci conviene ed imprestiamo soldi con l’assoluta certezza di averne un tornaconto, cosa facciamo di così straordinario?

Siamo chiamati a puntare molto più in alto, ad avere come punto di riferimento e come modello Dio stesso. La sua misericordia ci è di esempio, la sua misura abbondante riversata nel nostro grembo diventa il nuovo metro di giudizio.

La perfezione di Dio da ricercare, così concludeva Matteo nel suo vangelo, è la misericordia, cioè la capacità di guardare la nostra e l’altrui miseria col cuore compassionevole di Dio.

Allora possiamo capire queste parole così paradossali: spiazza la logica comune, dice Gesù, osa come Dio osa, colui che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Se uno ti schiaffeggia tu porgigli l’altra guancia, ma in senso metaforico certo. Gesù stesso, schiaffeggiato durante il processo, non porgerà l’altra guancia ma chiederà ragione di questa violenza.

Dall’esperienza cristiana abbiamo capito questo: prendi alla lettera queste parole se vivi in continua aggressività, sempre pronto a menare (fisicamente e metaforicamente); ma se, invece, sei una persona che prende sempre botte, allora ribellati.

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Gesù non invita i cristiani a fare gli zerbini, non invita a rassegnarsi, a subire ingiustizia e violenza, ma propone una visione alternativa in grado di spiazzare e interrogare, capace di uscire dalla logica consolidata, dal buon senso.

Il credente è chiamato a vivere senza mezzi termini la misura alta delle parole evangeliche di oggi.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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