Gesù trascorre l’intera notte in preghiera, e solo all’alba sceglie i suoi discepoli.
La chiamata nasce così: non dalla fretta, non dal calcolo, ma dal silenzio e dall’ascolto del Padre.
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Eppure la lista dei Dodici ci sorprende: uomini fragili, pescatori senza cultura, un pubblicano disprezzato, persino colui che un giorno lo tradirà. Nessuno escluso, tutti accolti.
Questo Vangelo ci provoca profondamente. Noi spesso scegliamo secondo le apparenze, preferiamo i “bravi ragazzi”, quelli che non creano problemi, quelli che sembrano “a posto”. Gesù, invece, chiama persone con limiti, dubbi e ferite. Perché? Per mostrarci che la grazia non si appoggia sulla nostra perfezione, ma sulla forza dell’amore di Dio.
La vera novità è questa: Dio non ha paura delle nostre cadute, siamo noi che abbiamo paura di non essere all’altezza.
E allora ci nascondiamo, ci sentiamo inadeguati, escludiamo gli altri e ci auto-escludiamo.
Ma oggi il Signore ci ricorda: “Ti chiamo non perché sei perfetto, ma perché ti amo. E con Me potrai diventare ciò che da solo non puoi.”
La domanda resta aperta: siamo disposti ad accogliere nella Chiesa e nella nostra vita persone imperfette, come ha fatto Gesù? Oppure continuiamo a costruire comunità chiuse, dove c’è posto solo per chi risponde ai nostri criteri?
Sr Palmarita Guida
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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