Cosa vuol dire saper rinunciare a se stessi in nome di Dio? Cosa vuol dire iniziare a costruire, essendo capaci di finire il lavoro? Cosa vuol dire saper portare la propria croce?
Talvolta ci troviamo di fronte al Vangelo pieni di dubbi e domande; non è sempre semplice interpretare quel che la Parola ci suggerisce, ciò a cui ci introduce. Risulta, tuttavia, sempre vero poter guardare al testo sacro prendendo in considerazione la possibilità di rovesciare il nostro sguardo, il nostro punto di vista più quotidiano.
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“Convertirsi”, in tal senso, vuol dire permettersi di vedere le cose quasi specularmente rispetto a quanto facciamo ordinariamente, lasciarci stupire da una Parola tanto antica, eppure ancora così profondamente attuale per la nostra storia personale. Il Signore ci chiede, infatti, di rovesciare il nostro sistema di priorità e mettere in cima la sua presenza; il Padre che è nei cieli ci propone di rinunciare a noi stessi in virtù dell’amore per lui.
Di fatto, ciò a cui ci chiama è riconoscere l’idolatria che può costituirsi attorno a noi stessi e ai nostri obiettivi e, perfino, ai nostri legami affettivi. Solo a fronte di una richiesta tanto grande, ma altrettanto feconda, è possibile porsi nell’ottica del credente che si affida completamente alla fede, più che al proprio desiderio individuale.
Questo vuol dire fare i conti con un’impresa che talvolta può sembrare più grande di noi, ma che pure si può avere la forza di intraprendere; solamente, però, se prima ci siamo messi a fare i conti con la strada da compiere e da portare a termine.
Zoppicare, essere titubanti, incerti, è possibile, eppure sono tutti aspetti compatibili con il riuscire a portare a termine il cammino in ogni caso. Questo può voler dire, allora, raccogliere la propria croce: sapere che, per quanto possa sembrare pesante, non ci è impedito di arrivare alla meta che abbiamo scelto se a guidarci è il desiderio di andare incontro alla volontà del Padre.
Per riflettere
Quando mi sono sentito fiaccato nella vita di fede? Cos’è che mi ha aiutato a risollevarmi nella prova? Quanto spesso mi ricordo del desiderio di corrispondere ad un progetto che il Signore ha per me?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
