La Parabola della Creativitร e della Vita
Padre Ermes interpreta la parabola biblica dei talenti non come un test divino, ma come un invito alla creativitร e a non avere paura. Il commento contrappone due visioni del mondo: quella dei servi che fanno fruttificare i talenti, vedendo la vita come opportunitร e sorgente, e quella del terzo servo che, per paura, nasconde il suo, percependo il mondo come una minaccia stagnante.
La spiegazione sottolinea che i doni divini sono semi di vita destinati a crescere e a beneficiare non solo chi li riceve, ma anche gli altri, invitando a una fedeltร qualitativa a sรฉ stessi e ai propri mezzi. Dio non รจ un padrone esigente, ma una forza che promuove la crescita, e i doni non sono solo abilitร , ma anche le persone che incontriamo.
Il messaggio finale รจ un invito a vivere senza timori, trasformando i doni ricevuti in un incremento di vita, come suggerisce la poesia di Ada Negri che chiude la riflessione, paragonando il distacco finale a quello di una foglia che si stacca serenamente.
Guarda il video o leggi la sua trascrizione (sotto).
Trascrizione:
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“La parabola dei talenti contrappone due visioni del mondo. Da un lato ci sono i servi che, ricevuti i talenti, li fanno fruttificare. Questi vedono la vita come se fosse una sorgente che non viene mai meno; vedono il mondo come un campo a primavera dove il seme fruttifica sempre e, cosa piรน importante ancora, stanno bene al mondo.
Il terzo servitore, quello del talento nascosto, vede la vita e il mondo come qualcosa di stagnante, di concluso. Li sente come una minaccia e non come un’opportunitร e allora sta male al mondo. Non puรฒ essere contento di questo inverno che vede attorno e infatti ha paura, nasconde il talento, si blocca ed esce cosรฌ dalla logica della creazione, perchรฉ tutto ciรฒ che ci รจ dato โ il mondo, le persone, il cuore โ sono talenti che devono crescere e svilupparsi. Noi siamo servitori di una forza buona, di una forza lievitante che รจ dentro tutto ciรฒ che vive. Siamo tutti creatori con il Creatore, a sua immagine, di lui che sparge i semi di vita a piene mani senza contare.
Cosรฌ fanno i primi due servitori: nella loro mente non c’รจ un rendiconto che incombe, un esame da superare che turba il sonno, ma c’รจ un appello alla vita che preme, che domanda di essere aiutata a crescere e a fiorire. Il Vangelo รจ pieno di una teologia semplice, la teologia del seme, del lievito, di inizi che devono… a noi spetta il lavoro paziente e intelligente di chi ha cura dei germogli. Dio รจ la Primavera del Cosmo; a noi il compito di essere l’estate profumata di frutti.
La parabola dei talenti รจ il poema della creativitร , ma senza voli retorici. Nessuno di questi tre servitori pensa di poter salvare il mondo; tutto invece odora di casa, di viti, di olivi o, come nella prima lettura, di lana, di fusi, di lavoro, di semplicitร , di concretezza. Scrive Albert Schweitzer: ยซCiรฒ che tu puoi fare รจ solo una goccia nell’oceano, ma รจ questa goccia che puรฒ dare senso a tutta la tua vitaยป.
La parabola dei talenti รจ un invito a non avere paura, perchรฉ la paura paralizza, ci rende perdenti e sterili. Quante volte abbiamo rinunciato a vincere solo per la paura di finire sconfitti? Il Vangelo ci aiuta a tre cose: a non avere paura, a non fare paura e a liberare dalla paura e soprattutto da quella che รจ la… leggiamo bene il seguito della parabola: Dio non รจ un padrone esigente che rivuole indietro per sรฉ i talenti che ha dato con in aggiunta quello che i servi hanno guadagnato. Ciรฒ che i servi hanno realizzato non solo rimane a loro, ma รจ moltiplicato un’altra volta. Dice infatti il padrone: ยซServo buono, sei stato fedele nel…ยป. I servi vanno per restituire e Dio rilancia. Questo incremento, questo accrescimento di vita รจ la logica del Dio creatore, questa spirale d’amore crescente.
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Tutto ciรฒ che noi non siamo chiamati semplicemente a rendere conto a Dio dei suoi doni, ci sono dati perchรฉ diventino seme di altri doni, perchรฉ diventino sorgente di vita per noi e per tutto ciรฒ che ci รจ affidato. Non c’รจ nel Vangelo, infatti, chi consegna 10 talenti non รจ piรน bravo di chi ne consegna solo quattro; non c’รจ un dieci ideale da raggiungere. C’รจ da camminare con fedeltร a te stesso, a ciรฒ che hai ricevuto, a ciรฒ che sai fare, lร dove la vita ti ha messo: nella fedeltร a te stesso, senza maschere e senza paure. Le bilance di Dio non sono quantitative ma qualitative.
Infine, mi piace pensare questo: che i doni che io ho ricevuto non sono semplicemente le doti intellettuali o di carattere o le mie capacitร . Ogni persona che incontro รจ un dono del cielo, รจ un talento che mi รจ offerto. E allora poter dire a ciascuno: ยซTu sei un talento per me e io ti accolgo come donoยป puรฒ dirlo lo sposo alla sposa, l’amico all’amico: ยซTu sei il mio talento e l’unico mio scopo รจ aiutarti a fiorireยป.
Vi lascio ora una poesia di Ada Negri dal titolo “Pensiero d’autunno”: ยซFammi uguale, Signore, a quelle foglie moribonde che vedo oggi nel sole tremare dell’Olmo sul piรน alto ramo. Tremano sรฌ, ma non di pena. E tanto limpido il sole e dolce il distaccarsi dal ramo per congiungersi alla Terra. S’accendono alla luce ultima cuori pronti all’offerta e l’agonia per esse alla clemenza d’un mite Aurora. Fa che io mi stacchi dal piรน alto ramo di mia vita cosรฌ, senza lamento, penetrata di Te come del soleยป.”
Altro commento:
OGNI CREATURA ร TALENTO PER GLI ALTRI
e poterlo dichiarare
a qualcuno
ci fa entrare,
con passo creatore,
nella liturgia dei viventi.
Avverrร come a un uomo che, partendo per un viaggio, consegnรฒ ai servi i suoi beni.
Dio ci consegna qualcosa con poche istruzioni per l’uso, e tanta libertร .
Ci consegna il mondo, e poi esce di scena.
Un volto di Dio che ci innalza a con-creatori
con lโunica regola di Adamo nell’Eden:
โcoltiva e custodisci’
il giardino dove sei posto, cioรจ ama e moltiplica la vita.
Tu, sacerdote di quella che รจ la liturgia primordiale del mondo.
Ecco due visioni opposte dellโesistenza:
la vita, e i suoi talenti, come opportunitร ; oppure la vita come un lungo tribunale, pieno di rischi e paure.
I primi due servi vedono la vita come possibilitร felice, e Dio li sorprende raddoppiando la posta:
sei stato fedele nel poco, ti darรฒ autoritร su molto.
Non di una restituzione si tratta, ma di un rilancio.
L’ultimo non ci prova neppure, paralizzato dalla paura di uscirne sconfitto.
Non ha capito che, affidandogli il suo talento,
il padrone vuole insegnargli la fiducia, opportunitร che lui seppellisce.
Su tutto incombe la paura del castigo, e il dono si trasforma in incubo.
Il servo ha paura di Dio!
Ne ha un’immagine orribile: tu mieti dove non hai seminatoโฆ
Si sbaglia su Dio e tutta la vita รจ sballata; diviene schiavo della sua stessa paura, Adamo senza piรน giardino.
Noi non viviamo per restituire a Dio i suoi doni, il padrone non ha bisogno di quei talenti affidati, immagine distorta che lo immiserisce.
Non c’รจ un capitalismo della quantitร , e chi consegna dieci talenti non รจ piรน bravo di chi ne rende quattro.
Dopo la lunga e fiduciosa assenza di Dio, il giudizio non guarderร alla bilancia della quantitร di guadagno, ma a quella della qualitร del servizio.
Una pedagogia gioiosa della vita.
La parabola dei talenti รจ il poema della creativitร senza retorica.
Nessuno dei tre servi crede di dover salvare il mondo. Tutto invece sa di casa, di vite e di olivi, o, come nella prima lettura, di lana, di fusi, di lavoro e di attesa: fedele nel poco, nel piccolo.
Il mondo e la vita mi affidano un pezzetto di giardino incompiuto, mio talento che deve fiorire.
Una spirale di vita crescente che รจ legge divina, pena il non senso della vita stessa.
Un giorno non mi sarร chiesto perchรฉ non sono stato Mosรจ o Elia o uno dei profeti, ma dovrรฒ rendere conto se sono stato o meno me stesso, servo fedele ed emozionato della vita, camminatore avvolto dai doni di Dio.
Nessuno รจ senza talenti, รจ la legge della creazione;
ogni creatura รจ talento per gli altri, e poterlo dichiarare a qualcuno ci fa entrare, con passo creatore, nella liturgia dei viventi.
Non ci sono dieci talenti ideali da raggiungere:
รจ sufficiente la fedeltร a ciรฒ che ho ricevuto, a ciรฒ che so fare, lร dove la vita mi ha messo.
Fedele alla mia veritร , proverรฒ a coltivarla e a gustarla, senza maschere nรฉ paure.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
