- Pubblicità -

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Agosto 2025

Vangelo del giorno di Mt 24,42-51

Mt 24,42-51

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

- Pubblicità -

Parola del Signore.

Vegliamo. L’invito del Signore è pressante ed inequivocabile. Vegliamo, aspettando il ritorno del Signore. Perché tornerà nella gloria, nella pienezza dei tempi.

Dopo essere venuto nella Storia, avere annunciato il Regno di Dio, avere proclamato il vero volto del Padre, essere morto e risorto, tornerà nella pienezza dei tempi per ricondurre a sé ogni creatura.

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Agosto 2025” su Spreaker.

Questa è la fede dei discepoli, questa è la ragione per cui siamo come dei servi che attendono il ritorno del padrone nel cuore della notte. Perché ci sarà una fine a questa notte che è il tempo, e l’intero Universo finirà non nel caos ma fra le braccia del Dio che l’ha creato, il Dio che sta preparando cieli nuovi e terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia.

Quelle che viviamo sono le doglie di un parto che dona alla luce una nuova realtà. Vegliamo, perché è notte. Ed è proprio così che ci sentiamo, come nel cuore della notte, col sonno che pesa sulle nostre palpebre e la stanchezza che ci abbatte.

Una notte profonda in cui il rischio di perdere la fede o di renderla insignificante è reale. Quanti ci dicono che la nostra fede non ha senso, che è consumata, illusoria, che Gesù è stato un buon uomo spazzato via dall’arroganza del potere!

Quanta fatica nelle nostre comunità europee, con sempre meno gente, meno preti, meno voglia di credere, e noi che ci sentiamo come i panda in via di estinzione, che pensiamo che forse, alla fine, anche questa storia del cristianesimo, come ogni altra forma storica di fede, è destinata a tramontare.

Vegliamo, per non cedere. È tempo di credere, non di cedere. Allora ci sosteniamo, con la preghiera, con l’affetto, con la vita concreta.

- Pubblicità -

Vegliamo perché la fede è proprio una veglia colma di fiducia, un’attesa protratta nel tempo, un desiderio che non si spegne e non finisce.

Vegliamo non solo in attesa del Signore glorioso che verrà alla fine, ma anche di quello che viene ad illuminare la nostra anima.

Perché anche oggi il Signore chiede di venire nella tua anima.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

Ascolta anche su Spotify