Umiltร Autentica e Generositร Cristiana
Il video commento di don Claudio si concentra sulla vera umiltร e la generositร disinteressata, interpretando il capitolo 14 del Vangelo secondo Luca. Don Claudio spiega che Gesรน, osservando gli invitati che cercano i posti d’onore, li esorta a scegliere l’ultimo posto e a invitare chi non puรฒ ricambiare, come i poveri e gli infermi, per una ricompensa divina.
Si distingue l’umiltร autentica, che consiste nel riconoscere la propria fragilitร e nel non cercare lodi, dall’umiltร finta, che mira all’apprezzamento altrui. Viene anche citato il libro del Siracide, che enfatizza l’importanza di farsi umili, e si fa riferimento al Salmo 67, che descrive Dio come difensore degli umili.
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Infine, si stabilisce un parallelo tra il Monte Sinai e il Monte Sion, sottolineando il passaggio dall’antica legge alla nuova alleanza in Cristo, fonte di vera umiltร e generositร .
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
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Il capitolo 14 del Vangelo secondo Luca raccoglie una serie di detti del Maestro intorno al tema della tavola. Il capitolo infatti inizia dicendo che in un giorno di sabato Gesรน si recรฒ a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo. Ma Gesรน, a sua volta, osserva loro e osservando che tutti aspiravano ai posti piรน belli racconta una specie di parabola: “Non metterti al primo posto perchรฉ chi ti ha invitato non ti mandi indietro. Vai a metterti all’ultimo posto e se ti chiamano a venire piรน avanti sarai onorato”.
E aggiunge: “Quando offri un banchetto non invitare i parenti o gli amici, invita quelli che non hanno da ricambiarti: poveri, ciechi, zoppi, storpi, e sarai beato perchรฉ la ricompensa te la darร il Signore stesso nella risurrezione dei giusti”.
Due insegnamenti importanti emergono:
- Non montarti la testa, non pretendere il primo posto.
- Sii generoso in modo gratuito, non fare della tua generositร un commercio con il ragionamento del “do ut des” (io ti do qualche cosa perchรฉ tu dia qualche cosa a me, io ti faccio un favore perchรฉ ho bisogno di te).
Spesso fingiamo di essere generosi, ma in realtร facciamo il nostro tornaconto. Quello che succede spesso รจ che i nostri inviti sono ricambi, sono occasioni in cui si dร quello che si รจ ricevuto, come i regali che non sono veri regali ma restituzioni. Molto spesso il regalo รจ fatto nella misura in cui รจ stato fatto un regalo a noi.
Gesรน propone di rompere questo schema, che รจ una finta caritร , e di lavorare in un atteggiamento veramente generoso, senza aspettarsi la ricompensa o la riconoscenza umana. Mettersi all’ultimo posto significa avere veramente un atteggiamento di umiltร , non di finta umiltร . Questo รจ il problema: noi, abituati al linguaggio ecclesiastico, non ci accorgiamo di quanti finti discorsi di umiltร facciamo con la pretesa che gli altri eloogino noi. Dico di non essere degno, di non essere all’altezza, di non valere niente, in modo tale che voi mi diciate: “Ma non รจ vero, tu vali, tu sei importante”, ed รจ quello che io cercavo.
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Se mi metto all’ultimo posto con l’intenzione di essere chiamato e nessuno mi viene a chiamare, probabilmente torno a casa arrabbiato perchรฉ ho fatto un atto di umiltร e nessuno mi ha considerato. Se sono arrabbiato perchรฉ non mi hanno considerato, non sono veramente umile; fingevo, era un trucco per ottenere quello che volevo: il primo posto. Mentre il Signore ci chiede di amare il posto ultimo. ร quello che nell’imitazione di Cristo รจ detto: “Ama nesciri et proniloreputari”, ama essere non conosciuto e ritenuto nulla, ama l’ultimo posto, non prenderlo per finta desiderando il primo.
Ed รจ proprio l’umiltร autentica al centro della nostra riflessione in questa 22ยช domenica del tempo ordinario, in cui la prima lettura, tratta dal libro del Siracide, ci propone dei detti sull’umiltร . Il Siracide era un antico sapiente vissuto a Gerusalemme nel terzo-secondo secolo avanti Cristo, maestro di scuola, formatore di molte generazioni di studenti, che ha raccolto in una grande antologia tutta la sua sapienza, quelle formule proverbiali che egli ha condensato: “Quanto piรน sei grande, tanto piรน fatti umile”.
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma Dio rivela i suoi segreti ai miti, ai mansueti, ai piccoli. Per la misera condizione del superbio non c’รจ rimedio, il cuore sapiente invece medita le parabole. Dunque, l’autentica umiltร รจ riconoscere la propria natura creaturale, debole, fragile, non montarsi la testa.
La superbia รจ il peccato capitale per eccellenza, รจ l’origine del peccato, รจ la presunzione dell’uomo che si fa Dio, che si mette “super”, che vuole vivere in un modo superiore agli altri. I veri grandi, invece, sono umili nel senso che non si danno delle arie, non si montano la testa, sono quello che sono in modo semplice, sereno e mettono a proprio agio gli altri.
Il Signore ha preparato una casa per il povero, diremo al salmo responsoriale, prendendo solo pochi versetti del lunghissimo salmo 67: “Dio รจ Padre degli orfani, difensore delle vedove, fa abitare una casa a chi รจ abbandonato e fa uscire i prigionieri”. Il Signore difende gli umili, sta dalla parte dei deboli, dei semplici, mentre abbatte i potenti dai troni e disperde i superbi, manda a vuoto i progetti dei superbi.
Nella lettera agli Ebrei ascoltiamo un brevissimo brano, ricchissimo di teologia perรฒ, in cui si fa un contrasto: “Non vi siete avvicinati”, dice l’autore rivolgendosi ai cristiani, “al monte Sinai ma vi siete accostati al Sion, al Cenacolo, al luogo della risurrezione, non all’antica legge ma alla nuova alleanza in Gesรน Cristo, al sangue dell’alleanza, a Gesรน Cristo che รจ mediatore dell’alleanza nuova ed รจ colui che ci dร la capacitร di vera umiltร e grande generositร ”.
