Che cos’è la giustizia? Una definizione classica è “dare a ciascuno il suo”. Così la parabola di oggi – quella degli operai dell’ultima ora – ci pare ingiusta: chi ha lavorato di più viene pagato quanto chi ha lavorato di meno. O meglio: chi ha lavorato per meno tempo viene pagato, in termini di salario orario, più di chi ha lavorato sin dall’inizio. Eppure il padrone obietta di aver agito con giustizia, poiché ha dato agli operai della prima ora quanto spettava, non un centesimo di meno.
Il problema è il confronto con gli altri, l’invidia travestita da meritocrazia: i primi non accettano che chi ha faticato di meno nella vigna riceva quanto accordato a loro, che sono all’opera sin dall’inizio e rischiano di perdere potere di acquisto. Si sentono relativamente meno ricchi, benché più meritevoli.
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Ma il padrone rivendica la propria libertà di accordare generosamente la stessa paga, in termini assoluti, anche agli ultimi, che avevano subito sulla loro pelle il dramma del non trovare lavoro. Disoccupati involontari, disperati a tal punto che di fronte alla prima offerta accettano subito, senza nemmeno contrattare il compenso.
Nel nostro mondo precario resta ancora disatteso l’Art. 36 della Costituzione della Repubblica Italiana che, oltre a dire che «il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro», precisa che tale stipendio deve essere «in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Il padrone della vigna anticipa e supera questo criterio.
Nella parabola la “retribuzione” è la dignità infinita dei Figli di Dio, la pienezza di vita: la beatitudine definitiva, pronta da sempre per tutti noi. Forse ci piace immaginare un al di là meritocratico, con gerarchie di angeli e di persone a seconda di quanto bene hanno fatto su questa terra. Ma la parabola sembra suggerirci piuttosto che il premio è uguale per tutti, infinito e indivisibile quanto il Cielo. Se qualcuno lo accoglierà con gratitudine per tanta generosità immeritata, qualcun altro lo vivrà male, indispettito che la stessa vita di Dio sarà data integralmente pure a chi, a suo dire, meno lo avrebbe meritato. Del resto già con il dono dell’Eucaristia è così: lo cogliamo in un pezzetto di infinito, distribuito a ciascuno, per tutti.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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