Gesù commenta la partenza del giovane ricco, ma non si può intendere che Egli condanni la ricchezza in se stessa, bensì l’atteggiamento dell’uomo nei suoi confronti. Sicuramente la ricchezza può essere un ostacolo, ma il vero problema è il nostro rapporto con essa.
“Aveva appena 11 anni quando la mamma gli propose una stoffa da comperare per un vestito; avendone saputo il prezzo reagì dicendo di comperarne una meno bella e meno costosa per poter dare la differenza ai poveri” (Luciana Frassati, Mio fratello Pier Giorgio. La carità).
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Pier Giorgio, santo da poco, non è l’unico, nato da famiglia ricca, che ha saputo dare alla ricchezza il giusto posto ponendo il suo cuore in un altro tesoro (Mt 6, 21).
I versetti 25–26 presentano la chiave per la soluzione: la consapevolezza e la dichiarazione della nostra incapacità ed inadeguatezza a salvarci spalancano le porte del nostro cuore all’accoglienza di Colui a cui nulla è impossibile e che rende a chi ha la temerarietà di lasciare tutto per seguirlo il centuplo e la partecipazione alla sua potenza regale; è il cor ad cor loquitur di san John Henry Newman, il rapporto intimo, personale e unico con il Signore.
Per riflettere
Il mio rapporto con le persone o le cose è sano o esse sono un laccio? Le tratto con il dovuto distacco come “disonesta ricchezza” o mi dominano? “Dio non mancherà di darvi la roba, ma state attenti che quando avrete avuto la roba non vi manchi lo spirito” (san Filippo Neri).
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
