Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Agosto 2025

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Vangelo del giorno di Mt 19,13-15

Non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli.

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Parola del Signore.

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I bambini disturbano a messa, lo sanno tutti. E i pochi genitori che ancora hanno il coraggio di portare i loro bambini vivono con tensione quell’ora così essenziale in gran parte pensata per gli adulti.

Soprattutto se, come è normale che sia, un bambino fa il bambino: corre, parla ad alta voce, se bloccato esprime tutto il suo disappunto.

La fede è una cosa per adulti, non scherziamo, vietata ai minori, lo sanno tutti, lo sanno gli apostoli che tengono lontani dal loro rabbi mamme e infanti.

Mamme che chiedono una benedizione, una preghiera, mamme che intuiscono di non essere in grado di dare ai propri figli se non la vita e solo quella, tanto affetto e solo quello.

Gesù non la pensa come i suoi discepoli, anzi, li prende come modello, li indica a noi seriosi adulti come esempio da imitare.

A chi è come i bambini appartiene il Regno dei cieli. Perché solo chi è come loro è in grado di vedere, di capire, di stupirsi.

Mi arrovella questa pagina, mi interroga, mi entusiasma e mi spinge alla conversione… Gesù non ci chiede di essere infantili, ovvio, ma di essere spalancati al mistero, stupiti dell’azione che lo Spirito opera nelle nostre vite.

Avete mai avuto a che fare con un bambino? Con la sua capacità di vedere oltre il visibile? Di osare, di sognare, di spiegare?

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E avete mai visto come, se ve la meritate, sia disposto a riempirvi di fiducia? E di tenerezza? E sia disposto a seguirvi ovunque voi andiate al punto che dovete essere voi a porgli un freno?

Ecco, così ci vuole Dio nei suoi confronti.

Lasciamo che il bambino che siamo, le età che abbiamo vissuto – non si sostituiscono, si sovrappongono – emerga nei confronti di Dio.

Con l’esperienza dell’adulto, con l’entusiasmo dei bambini seguiamo il Vangelo quotidianamente.

E osserviamo meglio i bambini, per imparare da loro a relazionarci con la parte più autentica di noi stessi, splendido dono di Dio: la nostra anima.

Un mondo più semplice, autentico, cordiale potrebbe nascere dal loro esempio.

E anche una Chiesa meno seriosa e giudicante, ma gioiosa, giocosa, accogliente.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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