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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 3 Agosto 2025

Domenica 3 Agosto 2025 - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 12,13-21

Data:

I ricchi non sono ricchi

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

La Vera Ricchezza del Cuore

Il video esamina il concetto di ricchezza da una prospettiva spirituale, concentrandosi sulle parole del Cardinale Angelo Comastri.

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Comastri cita Charles Péguy per sostenere che il denaro è diventato la misura del valore umano, portando a crimini e degradazione. Il testo fa riferimento a passaggi biblici, in particolare al libro del Qoèlet e ai Salmi, per enfatizzare la vanità dei beni materiali e la transitorietà della vita.

Viene introdotto l’esempio di San Francesco d’Assisi e altri per illustrare come la vera ricchezza risieda nella fede, nella carità e nel servizio agli altri, piuttosto che nel possesso materiale. Conclude con l’affermazione di Sant’Ambrogio, suggerendo di conservare la ricchezza nel cuore dei poveri, dove è al sicuro e garantita da Dio.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. 18ª domenica. Chalpeg morì nel 1914 al fronte all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Egli è stato un meraviglioso cristiano del secolo scorso. La giovinezza lontano dalla fede, ma quando scoprì Gesù ne rimase affascinato e testimoniò coraggiosamente la sua fede nell’ambiente ostile della Francia di inizio ‘900 e in particolare nell’ambiente scristianizzato di Parigi. Soffrì tanto a motivo della moglie perché non lo seguì nel cammino della fede. Accettò questa prova che non diminuì, ma crebbe il suo zelo missionario e il desiderio di raccontare a tutti la gioia di aver incontrato Gesù.

Dopo la conversione egli non si stancava di ripetere: “Per la prima volta nella storia del mondo il denaro oggi è padrone di tutto e padrone di tutti senza limiti, senza pudore”. “Oggi,” diceva Péguy, “le stesse persone valgono per quanto possiedono. È un fatto orribile, è un fatto vergognoso perché è una grande menzogna”. Dopo più di un secolo da quando vennero pronunciate queste parole, il potere del denaro si è ulteriormente dilatato e appesantito.

Oggi per denaro, talvolta anche per €100, si uccide un anziano, una persona. Per denaro si trafficano armi e si creano guerre per venderle, e sta accadendo. Per denaro si inquinano gli alimenti e si devasta il mondo che Dio ci ha consegnato come un incantevole giardino. Per denaro oggi, senza alcuna vergogna, si vende e si compra il corpo che è diventato vile merce di scambio, togliendo ogni dignità all’uomo e alla donna. La prostituzione ormai è diventata la svendita dell’ultima briciola di dignità. E potremmo continuare. Quando vedo le prostitute per la strada dico: “No, non sono in vendita, è la svendita della dignità”.

Cosa dice Dio? Abbiamo ascoltato una lettura del Vecchio Testamento presa dal libro del Qoèlet. L’autore pesa le cose del mondo e conclude: “Tutto è vanità”, cioè tutto è inconsistente, tutto è fragile, tutto dura poco, tutto è sabbia mobile. Ed è vero. Durante il Salmo 49, con ammirevole lucidità e sapienza, scrive: “Non temere se un uomo arricchisce, non invidiarlo se aumenta la sua gloria. Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria”. “Nella prosperità l’uomo non comprende, è accecato, è simile a bestie che periscono”.

Se ci pensate bene, l’idea stessa del possesso è ridicola. Noi non possediamo proprio nulla, ma abbiamo in mano qualcosa per un breve tempo e poi passiamo ad altri, i quali faranno altrettanto e velocemente. Maressa, spesso sorridendo, diceva: “Quando dite ‘questo è mio’, aggiungete ‘per poco tempo’”. Aveva ragione. Tutta vanità. Ha ragione il Qoèlet, questo uomo saggio dell’antichità. Tutto è fuggevole, tutto è fluido. C’è una sola roccia: è Dio.

Sono profondamente vere le parole del Salmo 102, il quale esclama: “O Dio, in principio tu hai fondato la terra, i cieli sono opera delle tue mani. Essi periscono, ma tu rimani. Essi, cielo e terra, si logorano tutti come un vestito, come un abito. Tu li muterai ed essi svaniranno, ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non hanno fine”. Il Salmo 27 aggiunge: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore. Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”. Pertanto il Salmo 37 con sicurezza afferma: “Il poco del giusto è cosa migliore dell’abbondanza dell’empio”.

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Gesù conferma e approfondisce questo messaggio con la sua nascita a Betlemme. Egli vuole per sé una povera stalla per ricordarci che l’unica ricchezza è Dio e senza Dio anche una reggia è una povera stalla, mentre se c’è Dio anche una stalla diventa bella e luminosa come una reggia. E un giorno, sollecitato da un uomo che chiedeva il suo intervento per dirimere una questione di eredità, Gesù ne approfitta per dare una grande lezione e dice: “Stai attento. Tu mi chiedi di intervenire sul problema dell’eredità. Il problema è già risolto. L’eredità non è tua né di tuo fratello. Cercate un’altra ricchezza, state attenti”.

Quale? Ricchezza del cuore buono, ricchezza della carità, ricchezza del servizio, ricchezza della generosità. È l’unica ricchezza che rende felici ed è l’unica ricchezza che dura per l’eternità. La vita di San Francesco d’Assisi ebbe una svolta decisiva quando capì che la ricchezza vera non era quella che gli offriva il padre con il commercio delle stoffe e non era neppure quella del successo e della gloria che gli offrivano le imprese cavalleresche di quel tempo. All’inizio, ci credette Francesco. Ma poi capì. Capì. La sua vita è una svolta decisiva. Francesco con l’entusiasmo di un innamorato sposò la povertà per smascherare la falsa ricchezza e per diventare lui stesso un’umile mangiatoia capace di accogliere Dio che è l’unica e vera e inalienabile ricchezza dell’uomo. E fu un uomo felice.

Una volta ho salutato un gruppo di studenti universitari che partivano per vivere la loro vacanza estiva in una missione in Perù, una missione povera. Ho chiesto loro: “Ma perché andate?”. Ecco alcune risposte che mi hanno profondamente colpito. Uno ha detto: “Andiamo ad arricchirci di carità”. Un altro ha detto: “Vogliamo disintossicarci dalla peste di egoismo che dilaga qui in mezzo a noi”. Un altro: “Vogliamo liberarci dalla stupidità dei divertimenti vuoti che non danno gioia”. Ho benedetto il Signore per queste risposte che sono in perfetta sintonia con il Vangelo di oggi.

Preghiamo affinché anche noi abbiamo lo stesso coraggio. Il coraggio di uscire dalla diffusa e insensata prostrazione al denaro, al successo, al divertimento. E lasciamo con tanta, con tanta forza e con tanta sicurezza le maniglie dell’egoismo che prima o poi si staccano. Scopriamo la gioia e la fierezza di appartenere a Dio e di costruire la vita sulla roccia della fede in Dio. E ricordiamo queste sagge parole di Sant’Ambrogio: “Ti voglio indicare dove puoi ben conservare le tue ricchezze, dove puoi custodirle in modo che nessun ladro possa portarle via”. Conclude Sant’Ambrogio: “Chiudile dentro il cuore dei poveri, dove nessun tarlo le divora e dove l’invecchiamento non le guasta. Hai per sicuro deposito, oggi diremmo hai per sicura banca, le tasche dei poveri, le case delle vedove, le bocche degli orfani. Chi capisce questo ha raggiunto la vera sapienza e non sarà mai deluso, perché il garante è Dio stesso e Dio non vende menzogne, come tanti oggi vendono menzogne”. Lodato Gesù Cristo.