Non una preghiera da dire, ma una preghiera da vivere
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
La preghiera del Signore: una vita vissuta nella fede
Il Cardinale Angelo Comastri discute l’attualità di Sodoma e Gomorra come simboli del peccato dilagante nella società contemporanea. Egli argomenta che il vizio, la perversione e l’immoralità sono presentati come normali, ma la Bibbia condanna il peccato in nome di un amore che è dono, sacrificio e libertà.
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Comastri cita i profeti Geremia e Osea per illustrare le conseguenze distruttive del peccato, sia per l’individuo che per la società. Nonostante la gravità del peccato, il cardinale sottolinea la speranza che risiede in Gesù Cristo, l’unica via per vincere il peccato e ottenere la vera vita.
Infine, analizza il “Padre Nostro” come una preghiera da vivere, che invita a porsi dalla parte di Dio, a chiedere il pane quotidiano con sobrietà e a perdonare, fornendo la forza per affrontare le prove della vita e vincere il male.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. 17ª domenica. La prima lettura riferisce il celebre episodio di Sodoma e Gomorra, due città diventate simbolo del vizio, simbolo della perversione, simbolo dell’immoralità. Valga la pena riflettere su questo episodio perché oggi Sodoma e Gomorra hanno una drammatica attualità. Infatti, il vizio, la perversione, l’immoralità sono fenomeni dilaganti e, cosa ancora peggiore, oggi sono presentati come normali, come legittimi, come conquiste di libertà e di civiltà. Veramente navighiamo in una nebbia fittissima.
Che cosa ci dice la Bibbia attraverso il dialogo preghiera di Abramo? Innanzitutto, la condanna del peccato è chiarissima. Ma se è ben chiaro che la Bibbia condanna il peccato, non è perché ha paura del piacere, della gioia e del corpo umano. No, assolutamente no. La Bibbia condanna il peccato in nome di una precisa interpretazione della vita dell’uomo. Eccola: l’uomo è creato per amare Dio e il prossimo. Ma l’amore è dono di sé, quindi l’amore è anche sacrificio. Bisogna possedersi per donarsi. L’amore è libertà conquistata. L’amore è presenza di Dio, perché ogni amore vero deve farci assomigliare a Dio che è amore infinito e gioia infinita.
Ma oggi l’uomo ha deviato, ha scelto un’opzione contraria. Oggi l’amore è diventato soltanto istinto. L’amore è diventato soltanto libertinaggio. L’amore è diventato soltanto narcisismo. L’amore è diventato soltanto sfruttamento e sensazione del corpo senza riferimento alla profondità interiore dell’uomo e della donna. Ci troviamo in un pieno tradimento dell’amore, stiamo affogando nell’egoismo e, cosa terribile, lo chiamiamo amore. La Bibbia condanna queste deviazioni e le chiama peccato.
Ma la condanna va oltre il semplice giudizio di difformità dal progetto di Dio. Infatti, nel dialogo tra Dio e Abramo emerge chiaramente la convinzione che il peccato di Sodoma e Gomorra ha innescato un processo di distruzione, e così sarà. In altre parole, quando l’uomo sceglie il vizio prepara la sua tomba. Quando in una società cresce lo spessore del peccato aumenta la spinta alla distruzione. È esattamente quello che sta accadendo oggi. Non ve ne accorgete? Apriamo gli occhi.
Leggete alcune affermazioni dei profeti. Geremia, dopo aver parlato della corruzione di Israele, conclude: “La terra è piena di adulteri, la loro corsa è diretta al male, la loro forza è l’ingiustizia, oracolo del Signore. Perciò la loro strada sarà per loro come un sentiero sdrucciolevole, saranno sospinti nelle tenebre e cadranno in esse, nelle tenebre.” E ancora, sempre Geremia: “Il mio popolo mi ha dimenticato, offre incenso a un idolo vano, cioè al niente. Così ha inciampato nelle sue strade e cammina per una via non appianata.” E nella profezia contro Gerusalemme, il profeta dice: “Ti parlai al tempo della tua prosperità, quando tutto andava bene, ma tu mi dicesti: ‘Non voglio ascoltare.’ Questa è stata la tua condotta fin dalla giovinezza, non hai ascoltato la mia voce. Tutti i tuoi pastori saranno pascolo del vento e i tuoi amanti andranno schiavi. Allora ti vergognerai e sarai confusa per tutta la tua malvagità.”
E ancora, nel libro del profeta Osea, ascoltate la parola del Signore, o figli di Israele, perché il Signore è in causa con gli abitanti di questo paese. Non c’è, infatti, sincerità né amore del prossimo né conoscenza di Dio nel paese. Si spergiura, si dice il falso, si uccide, si ruba, si commette adulterio. Tutto questo dilaga e si versa sangue su sangue. Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue, insieme con gli animali, con gli uccelli del cielo e persino i pesci del mare periscono perché il peccato deborda ed è influsso a tutto quello che ci sta accanto, anche sul mondo. E più oltre afferma sempre il profeta Osea: “Un popolo che non comprende la via di Dio va in rovina.” E ancora: “L’arroganza di Israele testimonia contro di lui. Israele ed Efraim inciamperanno per le loro colpe e Giuda inciamperà con loro. Ed Efraim vacilla per il suo peccato e con lui vacilla.”
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Questa è la grande lezione della Bibbia, è il pensiero di Dio sulla storia umana. Il peccato fa male perché è male, il peccato ci ferisce e ferisce sempre, il peccato ha sempre conseguenze drammatiche. È doveroso allora chiedersi: quale sarà il futuro di questa società? Quale sarà il futuro di questa generazione? Una cosa è certa: il peccato ha raggiunto livelli che permettono di prevedere un grande collasso di civiltà. È esattamente la storia di Sodoma e di Gomorra.
Ma allora non esiste speranza? La Bibbia tenacemente difende e propone la speranza anche nell’episodio di Sodoma e di Gomorra. Infatti, le due città vengono distrutte ma Abramo resta e Dio guarda a lui per ricostruire e soprattutto per creare lo spazio all’unica speranza che è Gesù Cristo. Sì, Gesù Cristo. In Gesù noi abbiamo capito che Dio sta lottando, sta lottando lì dentro per costruire una storia nuova e ad alto prezzo. E in Cristo Dio vince il peccato e dà la vera vita. Allora lo sguardo fiducioso si posa su di lui. Se la parte di mondo che sceglie il peccato non ha futuro, la parte di mondo che sceglie Cristo è già salva, è già può cantare la vittoria.
Riflettiamo allora sulla preghiera del Padre nostro che ci ha insegnato Gesù. Ci siamo lasciati con questa invocazione domenica scorsa: “Signore, insegnaci a pregare.” Ecco la risposta. Gesù ci dice: “Quando pregate, dite: ‘Padre’.” Gesù ci invita ad abbandonare le visioni infantili e puerili di Dio: Dio severo, Dio vendicativo, Dio lontano, Dio opprimente. Sono tutte letture sbagliate della divinità. Il nome di Dio è questo: Padre. È un nome che evoca fiducia, abbandono, sicurezza, ottimismo. È incredibile: io posso dire “Dio, tu sei mio Padre.” Allora tutto l’impegno della vita deve essere questo: usare la libertà per vivere veramente da figli, figli del Padre.
Continua Gesù: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà.” La vera preghiera, la più alta preghiera, non chiede a Dio di ascoltare l’uomo ma chiede per l’uomo la grazia di ascoltare Dio. Pensate quale capovolgimento! In altre parole Gesù dice: “Non dovete pregare per portare Dio dalla vostra parte, Dio è già dalla vostra parte, ma dovete pregare perché voi abbiate la forza e la fede per mettervi dalla parte di Dio.” Nella preghiera Gesù ci ha insegnato a dire: “Padre, che tu sia capito. Padre, che gli uomini non ti impediscano di dare la gioia, di dare la vita. Padre, che nessuno fermi il tuo amore e il mondo cammini nella direzione della salvezza.”
La seconda parte della preghiera scende a guardare la necessità dell’uomo, ma anche in questo caso è grande la sorpresa. Gesù ci fa pregare così: “Dacci il nostro pane quotidiano, il pane per oggi.” Il credente sa che la vita è viaggio, itinerario, pellegrinaggio e quindi ha paura di attaccarsi alle ricchezze perché pesano e appesantiscono. “Dacci il pane per oggi” perché avere troppo è un pericolo. Quanto è diverso il comportamento degli uomini, soprattutto oggi! Due sole riflessioni: mentre la gioventù è sempre più satolla e insoddisfatta, stanno nascendo comunità giovanili di povertà volontaria nelle quali domina l’esperienza della letizia. E ancora, mentre nelle famiglie la prima preoccupazione è far divertire i figli, stanno nascendo comunità terapeutiche per il recupero dei drogati, come? Attraverso le sole medicine del sacrificio e della sobrietà. Non è il caso di pensare seriamente che Gesù aveva proprio ragione?
Continua Gesù: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo.” Anche il perdono è un pane quotidiano. L’uomo è debole e quindi ha sempre bisogno di perdonare e di chiedere perdono. Dio lo sa, però Gesù ci ricorda che la misura del perdono Dio l’ha messa nelle nostre mani: “Perdona, perdona come noi perdoniamo.” Non sentite i brividi nel pronunciare queste parole: “Perdonami come io perdono.”
Continua Gesù: “Non ci abbandonare nella tentazione ma liberaci dal maligno.” La vita è prova, è esercizio di libertà, è tempo di decisione. Gesù non ci fa chiedere di essere esonerati dalla prova, ma ci fa chiedere la forza per esistere, la forza per lottare, la forza per vincere il maligno che è nemico della gioia umana. Per questo il Padre nostro giustamente è stato definito non una preghiera da dire, ma è una preghiera da vivere. E allora, se vivessimo il Padre nostro, quante cose cambierebbero la nostra vita e anche accanto a noi! Lodato Gesù Cristo.
