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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 24 Luglio 2025

Vangelo di Matteo – Mt 13,10-17

A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

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Parola del Signore.

La parabola è straordinaria: perché interroga senza mettere in imbarazzo, scuote solo se ci si vuol lasciar scuotere, converte solo se ci si identifica.
La parabola esprime lo stile di Dio che lascia liberi, immensamente liberi, di lasciarci interrogare.

Le parabole parlano sempre di cose quotidiane, accessibili, possibili: di contadini e casalinghe, di campi e di alberi, di pecore e di pescatori.
Usano un linguaggio semplice, tratto dalla vita di tutti i giorni, per poi accennare una similitudine, un “come se” che alza il livello, che lascia identificare.

Ma la parabola permette anche di fingere di non capire, come fanno i farisei che ascoltano la parabola dei vignaioli omicidi senza capire che proprio di loro si sta parlando.
Dio è così: propone, non impone. Parla senza costringere, aspettando da noi la capacità di identificarci nelle sue parole.

La conclusione amara del Maestro è che molti fanno finta di non capire, non ascoltano per non convertirsi veramente, fingono di essere attenti ma nella loro testa sono da un’altra parte.
Non accade così, troppo spesso!, anche alle nostre assemblee, durante le nostre liturgie, negli incontri di formazione?

Fiumi di discorsi, conferenze, omelie che passano una spanna sopra la testa di chi ascolta.
A volte, dobbiamo essere onesti, a causa della pochezza di contenuto di chi parla, o del suo modo di comunicare, ma spesso perché, semplicemente, non pensiamo che ciò che ascoltiamo sia veramente necessario alla nostra vita.

Lodiamo e ringraziamo il Signore per lo splendido dono dell’ascolto perché lo Spirito, misteriosamente, è riuscito a far breccia nella durezza dei nostri cuori per aprirci alla visione di un mondo diverso, di un modo diverso di leggere la nostra storia.

Dio rispetta la nostra libertà, il nostro percorso, il nostro cammino, ci tratta da adulti.
A noi di accogliere la sua chiamata alla vita dell’Eterno.
Beati i nostri orecchi perché ascoltano e i nostri occhi perché vedono!

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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