Ospiti
Il ministero e il mistero dellโospitalitร : questo il tema su cui prima lettura (Gen 18,1-10a) e vangelo (Lc 10,38-42) orientano la riflessione. Ministero in quanto servizio, diaconia verso il pellegrino, il senza casa, il bisognoso; mistero perchรฉ, come appare dalla prima lettura, lโaccoglienza dello straniero divieneย theoxenรญa, accoglienza di Dio stesso (cf. Eb 13,2).
Accogliere lo straniero significa aprirsi alla rivelazione di cui egli รจ portatore.ย Ospitare รจ creare uno spazio per lโaltro e dare del tempo allโaltro. รย condividereย la propria casa e il proprio nutrimento. Piรน in profonditร , ospitare significa fare di sรฉ uno spazio per lโaltro attraversoย lโascolto. Maria che ascolta la parola di Gesรน รจ immagine di unโospitalitร che non si limita ad accogliere nelle mura di una casa, ma che fa della persona stessa una dimora per lโaltro.
La tradizione cristiana interpreta il passo di Gen 18,1-15 in senso trinitario: la raffigurazione iconografica di questa scena (la philoxenรญa, โlโospitalitร โ), sottolinea il farsi ospite di Dio che viene accolto da Abramo, ma anche lโospitalitร che Dio offre allโuomo in seno alla propria vita divina. La vita intratrinitaria รจ movimento di ospitalitร reciproca: lโuno รจ riconosciuto e accolto dallโaltro. E questo รจ vero del credente che si sa accolto da Dio in Cristo: โaccoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voiโ (Rm 15,7). Una cultura dellโospitalitร รจ oggi unโurgenza profetica che contesta le logiche del โmioโ e del โtuoโ che creano diffidenze e fanno dellโaltro un nemico, un hostis, invece che un ospite, un hospes. Colui che mi ospita mi consente di accogliermi con la sua accoglienza. Mi dร vita. Una vita che non รจ estranea alla divina ospitalitร che attraversa i rapporti tra le persone della Trinitร .
Prima di โentrareโ nei testi biblici, credo utile una riflessione preliminare sullโospitalitร . Ospitare รจ azione che comprende tanto il dare quanto il ricevere ospitalitร . Le due dimensioni sono fuse nella parola italiana โospiteโ. E questo dare e ricevere รจ espressione polare che abbraccia lโintera esistenza umana, dalla nascita, quando siamo accolti nel corpo di una donna, alla morte, quando ci accoglie la terra. Piรน radicalmente ancora, nel venire al mondo ci troviamo ospiti dellโumano che รจ in noi, accolti da una realtร che รจ in noi e che siamo chiamati a sviluppare assumendone la responsabilitร .
Essere ospitati รจ dunque realtร originaria, fondativa, vitale: se siamoย ospiti dellโumano che รจ in noi, non ne siamo padroni. E possiamo imparare adย aver cura dellโumanoย che รจ in noi come in ogni altro essere vivente. Ha scritto Lattanzio: โIl principale vincolo che unisce gli uomini รจ lโumanitร . Siamo fratelliโ. Lโaltro รจ il simile, il mio simile. Ospitare รจ dunque atto etico fondamentale, anzi, nel nostro essere ospitati originariamente, possiamo cogliere il fondamento dellโagire etico che ci renderร ospitanti. Lโetica, infatti, รจ la modalitร con cui lโuomo abita il mondo, anzi, lo co-abita, lo abita insieme ad altri. Come la casa delimita un territorio, segnala un dentro e un fuori, dร riparo e sicurezza, cosรฌ lโetica traccia confini, detta norme, delimita ruoli e funzioni, segnala ciรฒ che รจ da fare e ciรฒ che รจ da evitare.
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Lโetica รจ la casa degli umani, essenziale per il loro stare al mondo. Non a caso il vocabolo grecoย รชthos, da cui proviene il termine โeticaโ, ha anche il senso di โdimoraโ, โabitazioneโ. Ospitare รจ fare spazio, anzi, รจ dare una casa. O meglio, รจ anzitutto unย essere casaย per altri:ย ospitare รจ dare ascolto, dare tempo, dare parola, dare presenza. In questo senso, ospitare รจ generare, dare vita. Se dunque esiste un dovere di ospitalitร , e il grado di civiltร di un popolo lo si puรฒ misurare proprio sulla capacitร o meno di accogliere lo straniero, il naufrago, lโemigrante, il rifugiato, ancor piรน radicale, ricorda Kant, รจ il โdiritto di visitaโ di cui รจ titolare ogni uomo โin virtรน del diritto della proprietร comune della superficie terrestreโ. Lo straniero che, atteso o inatteso, desiderato o indesiderato, giunga a noi, attiva la specularitร per cui noi stessi, accanto e davanti a lui, siamo resi stranieri. Ospitandolo, da un lato, accogliamo di nuovo anche noi stessi, e dallโaltro, sperimentiamo al medesimo tempo lโospitare e lโessere ospitati, entriamo cioรจ nella circolaritร virtuosa del dare e ricevere proprie dellโospitalitร .
Attraverso la scena dellโospitalitร accordata da Abramo ai tre viandanti, la prima lettura mostra come lo straordinario si manifesti nelle pieghe piรน ordinarie del quotidiano. E forse รจ proprio la gratuitร dellโospitalitร che fa abitare il divino tra gli umani, fa scendere il cielo sulla terra. Abramo accoglie โtre uominiโ (Gen 18,2), di cui il lettore (ma non Abramo) conosce fin dallโinizio della narrazione lโidentitร divina: โIl Signore apparve ad Abramo alle querce di Mamreโ (Gen 18,1).
Lโaccoglienza calorosa e cordiale che egli riserva ai tre uomini di passaggio; il suo trattarli e onorarli al meglio delle sue possibilitร facendo preparare un pasto abbondante e raffinato; il suo correre, e affrettarsi (lui, anziano, e โnellโora piรน calda del giornoโ: Gen 18,1) per dare cibo e ristoro agli sconosciuti; le parole pieno di zelo e animate da cura con cui si mette a loro servizio; tutto questo dice di un trattamento โdivinoโ che egli riserva a quegli uomini. E se รจ vero che il sapere e il potere di cui i tre uomini appaiono essere depositari (sanno del riso di Sara e assicurano che la coppia anziana avrร un figlio) li svela essere appartenenti a una sfera superiore allโumano, รจ pur vero che, nellโintero racconto di Gen 18,1-16 non si dice mai esplicitamente che Abramo abbia riconosciuto la presenza divina nei suoi ospiti.
Questa si manifesta nellโaccoglienza gratuita e generosa offerta a chi ne รจ bisognoso. โNella sua vulnerabilitร , lo straniero puรฒ contare soltanto sullโospitalitร che altri possono offrirgliโ (Edmond Jabรจs). Forse quel gesto di compassione e umanitร che diviene un dare in pura perdita, un trovare gioia nellโessere a totale servizio dellโaltro, รจ un sacramento che manifesta la presenza di Dio. O, per dirla con Pรฉguy: โLo spirituale รจ anchโesso carnaleโ.
Anche il testo evangelico presenta una scena di ospitalitร . Ma รจ significativo notare la posizione che tale episodio (Lc 10,38-42) occupa allโinterno della narrazione lucana. Il testo segue la parabola del Samaritano (Lc 10,29-37) e precede lโinsegnamento di Gesรน sulla preghiera (Lc 11,1ss.). Ovvero: la nostra pericope si situa in mezzo a due domande rivolte a Gesรน. La prima domanda gli รจ rivolta da un dottore della Legge: โChi รจ il mio prossimo?โ (Lc 10,29). La seconda richiesta gli รจ rivolta dai suoi discepoli: โInsegnaci a pregareโ (Lc 11,1). Al crocevia di queste due domande che a volte, allโinterno di una visione ingenua e distorta ci porta a contrapporre caritร e preghiera, azione e contemplazione, la pericope liturgica ricorda che lโascolto รจ ciรฒ che fa lโunitร tra queste dimensioni che sono le due facce della stessa medaglia.
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Amo e conosco il mio prossimo ascoltandolo e conosco e amo il Signore ascoltando la sua parola. Cosรฌ, il comando che ha preceduto il dialogo tra Gesรน e il dottore della Legge (โAmerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stessoโ: Lc 10,27) e ha portato Gesรน a narrare la parabola del Samaritano, trova il suo punto di unitร nellโascolto. La fede e lโamore si radicano nellโascolto. Il credente, cosรฌ come lโamante, รจ colui che ascolta. E ascoltare รจ farsi dimora dellโaltro, accogliere in sรฉ lโaltro. Ascoltare รจ ospitare. Nella scena domestica che Luca narra sono presenti due sorelle. Marta รจ la figura forte che si comporta da โpadrona di casaโ (il suo nome, in aramaico, significa โsignoraโ) e fa entrare Gesรน in casa.
Quindi il testo dice letteralmente che โa lei era una sorella, di nome Mariaโ. Ci potremmo chiedere: e lei era sorella per Maria? Maria trovava in lei una sorella? Maria, postasi a โsedere ai piedi del Signore, ascoltava la sua parolaโ (Lc 10,39). Maria assume la postura discepolare dellโascolto che la rende serva di fronte a colui che รจ Signore. Marta compie numerosi e necessari servizi ma dissipandosi e lasciandosi totalmente assorbire in essi. E il suo servire si colma di risentimento verso la sorella fino ad esplodere in lamenti e accuse nei suoi confronti (โMi ha lasciata sola a servireโ: Lc 10,40) e in pretese verso Gesรน (โDille che mi aiutiโ: Lc 10,40).
Il suo fare dei servizi non la rende serva ma la lascia nella sua postura di signora e padrona sia verso la sorella che verso Gesรน. Nel dolce rimprovero che Gesรน le rivolge, il Signore afferma che la โparte buonaโ (Lc 10,42) scelta da Maria รจ lโascolto. Lโascolto della parola del Signore che consente di far avvenire in noi la volontร e il sentire del Signore stesso. Lโascolto dellโaltro che ci conduce allโempatia nei suoi confronti. Un ascolto che ha questo di peculiare: che ogni giorno fa rinnovato e ricominciato. Proprio come avviene al Servo del Signore, che dice di sรฉ: โogni mattina il Signore fa attento il mio orecchio perchรฉ io ascolti come i discepoliโ (Is 50,4).
Per gentile concessione del Monastero di Bose
