p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 8 Luglio 2025

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MANDA ME, SIGNORE, A MANGIARE PANE DI PIANTO CON CHI PIANGE

“Gesù, vedendo le folle
ne sentì compassione”.

Tutto ciò che segue
è generato dalla compassione,
termine di una carica
e intensità infinite:

il Maestro prova dolore
per il dolore del mondo,
il molto dolore dell’uomo.

Gesù è la compassione,
il pianto di Dio fatto carne. Piangere è amare
con gli occhi.

“La messe è molta…”

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Ciò che il suo occhio
guarda non è lo sterminato
accampamento umano
dove ha piantato
la sua tenda,
vede invece molti raccolti
di dolore,
tante messi di paure,
e greggi di pecore sfinite
perché
non hanno pastore.

La sua risposta è
un dolore che lo prende alle viscere. E chiama
i dodici e lo affida loro:

dovranno preservare,
custodire,
salvare la compassione,
il con-patire,
il meno zuccheroso
dei sentimenti.

Salvarlo e seminarlo
nel mondo, attraverso
sei azioni:
predicate,
guarite,
risuscitate,
sanate,
liberate e donate.

La missione è duplice:
predicare e guarire la vita,
o almeno prendersene cura.

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E il rapporto è sbilanciato,
uno a cinque.
Cinque opere per guarire,
una per narrare.

Per proclamare che Dio
è così, si prende cura
e guarisce.

Dio è vicino a te,
con amore.

Forse ci saremmo aspettati
una risposta
più risolutiva al dolore
delle folle, un soccorso
più efficiente: perché
il Signore soccorre
la fragilità dell’uomo con
la fragilità di altri uomini,
anziché con la sua onnipotenza?

Perché Lui interviene per i suoi figli, attraverso gli altri suoi figli.

La risposta di Gesù alla sofferenza del mondo sono io.
Dio salva attraverso persone”
(R. Guardini).

Pregate il Signore della messe perché mandi operai… e capisco:

manda me, Signore,
come operaio
della compassione,
raccoglitore di dolore.
Manda me come
lavoratore della pietà,
mietitore di sofferenza.

Manda me,
a mangiare pane di pianto
con chi piange,
a bere calici di lacrime
con chi soffre,
a lottare con tutti
contro il male.

Manda me, Signore,
con mani che sostengono
e accarezzano,
con parole
che fasciano il cuore.

La compassione di Dio
spezza lo schema
buoni/cattivi,
meritevoli o no.
Posa due binari sui quali andare oltre i deserti aridi
del paradigma
buono/cattivo:

sono le mani della pietà e
le labbra della preghiera,
che rendono
l’amore cristiano
ciò che deve essere,

un amore sempre meno selettivo.

Ogni figlio di Dio che
ha bevuto
alla Fonte Amorosa
della vita, merita di bere
un sorso
al mio piccolo ruscello.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Scandalo e bellezza:
Dio non aspetta
di essere riamato,
intanto ama.
Non attende
di essere ricambiato,
intanto dona.

Gesù è il racconto
di questo Dio inedito,
passione di compassione,
annuncio che solo
un amore senza condizioni
può generare amanti
senza condizioni.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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