on sempre i compromessi sono la soluzione migliore. Anzi, spesso scontentano entrambe le parti. Mediare invece non significa accontentarsi di una mediocrità condivisa, ma immaginare nuove sintesi capaci di generare adesione autentica.
È questo, in fondo, ciò che Gesù intende quando parla dell’incompatibilità tra il nuovo e il vecchio. Il nuovo ha bisogno di spazio, di elasticità, di libertà. Ma, se lo si forza entro schemi logori, finisce per lacerare.
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Due cose non funzionano: imbottigliare il nuovo in contenitori obsoleti, oppure rattoppare ciò che è da buttare con qualche elemento alla moda. Non va, non può andare. Anzi, questi tappulli risultano spesso patetici, imbarazzanti… “cringe”.
Per svecchiare la Chiesa non basta una spolverata di giovanilismo. Per smaschilizzarla non è sufficiente assegnare un incarico in più a una donna. Per riformarla, non serve riempirsi la bocca di “sinodalità”.
La Tradizione vive e si sviluppa: non si “tappulla” con continue interpretazioni alla Azzeccagarbugli, nel vano tentativo di salvare ciò che oggi è diventato insostenibile.
Un esempio concreto di questo coraggio lo ha espresso la Diocesi di Savona-Noli, scrivendo nero su bianco: «La Chiesa ha il coraggio di osare nuovi approcci, laddove la dottrina non risponde più alla concretezza del reale». Parole importanti, controfirmate dal Vescovo.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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