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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 Luglio 2025

Vangelo di Giovanni – Gv 20,24-29

Mio Signore e mio Dio!

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

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Parola del Signore.

Tommaso è soprannominato Didimo, cioè gemello.
Tommaso ci è simile, ci è identico, noi siamo Tommaso. Io sono Tommaso. Ci è uguale nella sua fede sofferta, dubbiosa, claudicante.

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Come vorremmo vivere la beatitudine che pronuncia Gesù! Come vorremmo, sul serio, essere felici anche se non abbiamo visto!

Per noi, invece, la fede, più che beatitudine, è sofferenza, è inquietudine. Crediamo, sì, certo, siamo andati e abbiamo visto. Il Vangelo si è svelato agli occhi della nostra anima come la risposta più semplice e credibile, coerente ed armoniosa alle grandi domande della vita.

Se Dio è buono, perché sperimentiamo la violenza e l’odio? Perché in questo odio è sempre il debole e l’innocente a soccombere? Se Dio è luce, perché la tenebra occupa così tanto spazio nei miei pensieri?

Crediamo, sì, ma questo dolore è sempre presente. Tommaso ci è gemello in questa nostra fede claudicante.

Ma ci assomiglia anche nel sentimento di profonda delusione nei confronti di fratelli e sorelle credenti, di (noi) uomini di Chiesa.

Di questa Chiesa che descrivono smarrita, che si mostra (spesso) in affanno, che pare travolta dagli scandali.

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— «Abbiamo visto il Signore!» — gli dicono, entusiasti, i suoi amici. Può darsi, è ammissibile, ma come fa a credere a loro?

Come possono essere Pietro o Andrea a dirglielo, colmi di gioia? Nessuno di loro era presente sotto la croce. Nessuno ha testimoniato. Nessuno è morto per lui.

Sono tutti fuggiti, tutta la loro fede si è sbriciolata al primo scintillio di spada. Una fede finta. Più ipocrita degli ipocriti farisei.

È deluso e amareggiato verso se stesso, Tommaso. E non crede alla testimonianza di chi, proprio come lui, ha manifestato tutta la propria dirompente fragilità.

Ma, diversamente da noi, Tommaso resta. Non se ne va sbattendo la porta. Non si sente migliore.

Resta, in questa Chiesa incoerente. E fa benissimo. Perché Gesù viene apposta per lui. Otto giorni dopo.

Non era presente, la prima volta. Pazienza. Dio aspetta anche i ritardatari come lui. Come noi.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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