Oggi sono proprio felice di poter commentare una solennitร a me molto cara per una serie di motivi. Indubbiamente, anche in forza della mia specifica vocazione, mi sta a cuore Paolo, lโApostolo delle genti, ma oggi, soprattutto in questo momento, mi sta a cuore riflettere insieme sulle due colonne della Chiesa, Pietro e Paolo, appunto.
Due colonne, per noi emblema di soliditร , compattezza, forza, stabilitร . Come dire, due apostoli su cui abbiamo costruito tutto il resto. Eppure, se proviamo a guardarle da vicino, queste due colonne ci danno subito il senso della differenza. E oggi, in un mondo che sta affilando le armi per distruggere ogni possibilitร di differenza, non riesco a non pensarci.
Negli ultimi secoli, ci siamo abituati a pensare la Chiesa come una struttura estremamente fissa, protetta proprio dalla sua compattezza. E guai a uscire fuori dai binari segnati. Ci siamo abituati a considerare un fallimento il contraddittorio, arrivando a metterlo fuori dalla porta delle nostre realtร ecclesiali (siano esse comunitร religiose, parrocchie, movimenti, diocesiโฆ). Ci siamo abituati a pensarci dentro canoni ben stabiliti e soprattutto chiaramente rispettati. E tutto questo lo abbiamo eretto a simbolo di efficienza e perfetto funzionamento. Abbiamo pensato che il regno diviso in sรฉ stesso fosse nullโaltro che il classico elemento fuori dal coro, da cui quindi guardarsi e prendere sane distanzeโฆ per proteggere il regno ovviamente.
Ma poi ci troviamo davanti Pietro e Paolo, e a capire che non รจ sempre stato cosรฌ ci vuole davvero solo un attimo. Pietro e Paolo sono due colonne dagli stili architettonici decisamente differenti. In loro tutto era differente: punti di partenza, punti di arrivo, esperienze, formazione, orizzonte culturale, obiettivi missionari, stili di evangelizzazione. Tutto era talmente differente da arrivare anche al contrasto dichiarato.
Ma Pietro e Paolo, anche presi singolarmente, non possono certo essere definiti colonne compatte, forti e stabili. Men che meno colonne perfettamente allineate tra loro. Di Pietro ci sono note molte pagine di Vangelo che fanno venir fuori lโuomo, la sua fragilitร , i suoi tentennamenti, lโandare fuori dai binari segnati dal Maestro. E questo sia prima che dopo la risurrezione di Gesรน. Che dire di Paolo? Temperamento tosto e a tratti difficile e spigoloso. Lo riconosce da solo. E gli Atti degli Apostoli come le sue lettere in piรน occasioni lo ribadiscono.
Eppure di loro il Signore si รจ servito, rendendo la loro fragilitร , la loro debolezza, e al tempo stesso la loro natura caparbia e determinata, uno strumento del suo Regno, del suo Vangelo, della sua salvezza.
Oggi, ci troviamo a ringraziare Dio per aver posto come fondamento della sua Chiesa due colonne tra loro non omogenee, per dire a noi che la nostra fede non puรฒ e non deve tendere allโomologazione, ma allโincontro con il Risorto, alla costruzione di una nuova fraternitร tra sorelle e fratelli battezzati, allโedificazione non di nostre strutture ma del suo regno, sempre capace di reinventare vie di giustizia, liberazione, umanitร , pienezza di vita, uguaglianza, pace.
ร difficile? Sรฌ.
ร faticoso? Sรฌ.
E Pietro e Paolo di fatiche, di superamenti, di difficoltร , di pericoli di morte, di dure battaglie anche con la propria fragilitร ne sono lโemblema. Ma entrambi, nelle letture che la liturgia oggi ci dona, ringraziano.
Entrambi si accorgono dellโopera di Dio.
Entrambi riconoscono di essere stati da lui scelti, salvati, custoditi.
Entrambi alla fine della loro vita potranno dire di aver corso verso unโunica meta: lโannuncio del Vangelo.
Entrambi potranno dire di aver scelto un unico centro: Dio, le sue vie, le sue genti, la sua salvezza.
E noi di questo oggi lodiamo il Padre!
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
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