Nell’ultimo brano tratto dal capitolo sette di Matteo, Gesù, nel compito di aprire gli occhi ai discepoli perché comprendessero sempre meglio la portata della buona notizia, mette in evidenza soprattutto due passaggi.
Fare “la volontà del Padre mio che è nei cieli” è un preciso richiamo all’unica preghiera che il Maestro ha consegnato. Dio ci chiede di partecipare al suo progetto di salvezza che non conosce barriere e che pone tutti nelle condizioni di accedere al Regno. Dio non impone ma invita: Abramo fece la volontà di Dio senza sapere tutto; Maria abbraccerà la sua volontà fidandosi completamente.
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Abbiamo a disposizione uno “strumento” prezioso che ci aiuta a comprendere e accettare la volontà di Dio, condizione primaria per meritare la vera vita, quella senza fine. Questo secondo passaggio pone al centro della nostra vita di cristiani l’importanza della Parola di Dio.
Sono quelle che noi abitualmente chiamiamo Antico Testamento, ma compreso alla luce delle parole pronunciate dall’Emmanuele (pensiamo le differenti letture dei farisei e degli scribi e quelle del Nazareno sul valore del sabato). Ma, soprattutto, non possono che ricordarci che Gesù è il Verbo di Dio, è Parola del Dio vivente: il Nuovo Testamento è fonte preziosa e “luogo” di incontro con Dio stesso. Frequentarla con quotidianità è tessere relazione con il Signore: la preghiera del “Padre nostro” consegnata dal Figlio, Parola di Dio, diventa vero cibo spirituale.
“Non di solo pane vive l’uomo” allarga quell’orizzonte solo umano che riduceva lo spazio divino ai minimi termini: la petizione del “Padre nostro” non si limita al pane come cibo (necessario), ma pone la necessità di una familiarità con Parola di Dio, vero cibo spirituale.
Dobbiamo testimoniare la nostra fede nel Signore mettendo in pratica le sue parole: indispensabile è conoscerle, ricavarne i significati che essa ci consegna. È avvicinarsi al Figlio di Dio.
Per riflettere
Per evitare il rischio di smarrire la strada che ci conduce al Regno, è necessario essere “riempiti della Parola di Dio”. Un grande dottore della Chiesa, Girolamo, sintetizza così: «Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo». Desideriamo conoscere meglio Cristo e leggiamo costantemente la Parola.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
