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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Maggio 2025

Il brano tratto dal Vangelo di Luca che riporta la nascita di Giovanni, meglio noto come il Battista perché nel suo cammino invitava, battezzando, ad abbandonare uno stile di vita diverso da quello autentico, permette di approfondire la pericope di Matteo meditata ieri.

Nei vangeli, la figura di Giovanni e della sua famiglia danno spessore a quella di Gesù di Nazaret e della sua famiglia. Elisabetta e Maria partoriscono entrambe un figlio: segno dell’amore di Dio per le sue creature. Zaccaria diventerà muto, Giuseppe non parlerà mai: Dio mette in primo piano il suo percorso di salvezza tutto centrato sull’incarnazione del Figlio che morirà e risorgerà. Le sue parole e non quelle di altri.

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Il Cantico di Zaccaria (Lc 1, 68–79), ripresa la parola, narra il compito di Giovanni: essere il precursore. Giovanni comprende ed abbraccia la sua vocazione. Senza ipocrisia e vivendo quello che predicava a tutti: alle folle che lo seguivano come ai potenti che poi lo uccisero. Consapevole del suo ruolo e senza avanzare richieste né posti di potere nel Regno dei cieli, come chiederanno alcuni discepoli.

La sua presenza nei vangeli è tale da farci comprendere come abbia avuto un largo seguito tra gli ebrei. Non solo battezzava ma era seguito anche da discepoli affascinati dalle sue parole come dalla sua vita: non a caso alcuni di loro, su indicazione dello stesso Giovanni, seguiranno poi Gesù di Nazaret.

Come troviamo nel prologo del vangelo di Giovanni, il Battista rimase fedele al compito assegnato, non ambì a nulla di diverso che mantenersi legato alla Parola. “Voce di uno che grida”: voce, non il Verbo di Dio. “Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimoneper dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce” (Gv 1, 6–8).

Giovanni ci insegna, senza ipocrisia, come vivere la chiamata del Signore.

Per riflettere

Al centro non siamo noi deboli creature, ma Gesù di Nazaret. Come Giovanni il Battista anche noi serviamo, seminiamo, portiamo il messaggio di gioia. Con umiltà e nella quotidianità, testimoniamo la nostra fede in Dio. La nostra speranza è radicata nel Padre misericordioso, nel Figlio crocifisso e risorto e nello Spirito Santo che ci accompagna verso la vita eterna.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi