Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Maggio 2025

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Il capitolo sette del vangelo di Matteo si apre in continuitร  con l’insegnamento del Maestro nei confronti dei suoi discepoli che abbiamo meditato nel capitolo precedente. Come emerge in moltissime occasioni, Gesรน individua nell’ipocrisia il pericolo maggiore da evitare. Un atteggiamento che ha molte dinamiche nelle quali siamo facilmente riconoscibili tutti.

Non diversamente i discepoli che, pur seguendo Gesรน di Nazaret, vivendo con lui, ascoltando le sue parole e vedendo le sue opere, non compresero completamente la buona notizia portata dall’Emmanuele. Ai loro occhi, ancora offuscati dalla legge e dalle controversie, i samaritani erano odiati per molte ragioni.

In Lc 9, 51–56 Giacomo e Giovanni vorrebbero lanciare un fuoco dal cielo per consumarli. Il Signore toglie loro le travi che li annebbiamo dedicando ad una samaritana (Gv 4), una donna, con una vita complessa e difficile, il dialogo piรน lungo in tutti i vangeli. La sua pagliuzza, una volta tolta dalla fede in quel Galileo, ne farร  la prima apostola: lei la prima predicatrice della Parola ad una comunitร , offuscata da enormi travi, che odiava i Giudei.

Vivevano e viviamo in una societร  dove l’ipocrisia รจ ampiamente diffusa. Come i discepoli, anche noi troppo facilmente siamo vittime di pregiudizi che portano a sentenze contro le nostre sorelle e i nostri fratelli.
Il Signore, Luce che guida i nostri passi, ci dona il percorso da compiere per comprendere le sue parole e viverle nella vita.

Prima โ€œguardiamociโ€ e riconosciamoci peccatori e perciรฒ incapaci di giudicare altri peccatori.
Una volta gettati via i sassi pronti per lapidare gli altri, โ€œtestimoniamoโ€ nelle parole e nei gesti la nostra fede nel Risorto. A Lui e al Padre misericordioso riconosciamo il compito di giudicare.

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Per riflettere

โ€œNon basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davveroโ€: cosรฌ scrive Ignazio di Antiochia tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo. Un insegnamento valido dopo duemila anni: se ci comportiamo in un modo difforme da quello che viviamo, siamo degli ipocriti. ยซChi รจ senza peccatoโ€ฆยป. Sappiamo di essere tutti peccatori. Sappiamo anche che il Padre misericordioso non si stanca di tenere aperte le braccia in attesa della nostra conversione

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโ€™Evangelizzazione e la Catechesi

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