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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Giugno 2025

Vangelo di Matteo – Mt 6,24-34

Non preoccupatevi del domani.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

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Parola del Signore.

La Parola di oggi ci invita a sollevare lo sguardo dalle nostre inquietudini e preoccupazioni per guardarci intorno, per osservare gli uccelli del cielo e i gigli del campo, ed avere uno sguardo che sappia ancora stupirsi del fatto che Dio ha creato il mondo con saggezza e previdenza.

Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Giugno 2025” su Spreaker.

Troppo spesso siamo autoreferenziali, tutto ruota intorno a noi, come se anche la natura fosse in attesa di un nostro cenno… Non è così: facciamo parte di un grande progetto, insieme al Creato sperimentiamo, attendiamo e costruiamo salvezza.

E quanto ci sta intorno, gli animali, gli alberi, i fiumi, ci offrono, a saperli cogliere, grandi suggerimenti, diventano maestri di vita.

È una madre, il nostro Dio, come sperimenta il profeta Isaia. Una buona madre e un buon padre. Non possessivo, né isterico, né iperprotettivo, né severo, come a volte capita di essere a noi genitori.

Dio sa che dobbiamo crescere, segue da distante il nostro percorso non interviene per soffiarci il naso o allacciarci le scarpe. Dio si fida di noi, sa che ce la possiamo fare da soli. E ci ricorda che non ci abbandona, mai.

Come una buona madre non può dimenticarsi del figlio che ha portato in grembo e che ha generato alla vita.

Allora, in questa splendida avventura che è la vita, siamo chiamati a fissare lo sguardo su di lui, a mettere al centro della nostra crescita la ricerca del Regno di Dio.

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Dio non è un assicuratore che ci garantisce l’assenza del dolore dalla nostra vita, no. Ma un adulto che ci tratta da adulti, che ci offre la possibilità di guardare alle cose che sono con un altro sguardo.

Il mondo non è un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non è inutile. Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d’amore in cui ognuno di noi è una tessera.

Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto. Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo.

Guardiamo gli uccelli del cielo e i gigli del campo: da loro impariamo a fidarci in un Dio che sa ma che lascia a noi l’iniziativa.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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