«Non praticate…». Sono avvertimenti che interrogano profondamente il mio agire, il mio atteggiamento, il mio desiderio – spesso celato – di essere visto, riconosciuto e apprezzato. Mi interpellano personalmente, ma anche come piccolo fratello di una fraternità che si ispira a san Charles de Foucauld, il quale ha scelto il nascondimento anziché la visibilità, il silenzio al posto delle parole, il deserto invece del superfluo.
E allora mi domando: perché spesso cediamo alla tentazione di fare – organizzare, sistemare, controllare… – esattamente il contrario? Cosa stiamo cercando di dimostrare? E a chi?
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Forse è bene non aggiungere molto altro. Entro in camera, chiudo la porta, e prego. Ed è lì, nel santo vuoto abitato, che si fa spazio il senso profondo della nostra vita: l’ordinaria quotidianità che non ha bisogno di essere messa in mostra per essere autentica. Alla fine, non saranno le nostre opere a parlare, non le nostre pratiche di preghiera o le azioni liturgiche, e forse nemmeno i nostri volti da esse trasfigurate. A testimoniare sarà soltanto l’eco del silenzio accogliente del Padre.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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