Come Dio capaci di «giocare» tra cielo e terra
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Dio non è solo, non lo è mai stato, fin dalla creazione, da quel primo gesto in cui ha acceso il mondo e la vita: lo ascoltiamo dalla prima lettura, quando qualcuno, la Sapienza o lo Spirito, quasi canta il loro fluire insieme, “quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con Lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a Lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr.8,30-31).
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Dio non è solo, non è un individualista chiuso nella sua potenza e compiaciuto della sua grandezza: Dio esplode di amore, di fantasia, di un’armonia che fa ballare, che dà gioia e allegria. È Lui che incessantemente, «ogni giorno, ogni istante», crea passi di danza per «i figli dell’uomo».
Sembra quasi di sentir risuonare una risata in questi versetti, quella di un genitore che guarda il suo bambino giocare, quella di un bimbo che si diverte con il gioco che gli ha costruito il babbo, quella degli amanti che sanno ridere anche di niente.
Verrà a ricordarci questa gioia lo Spirito che ci promette Gesù, verrà a farci sentire la nostalgia dello stare insieme, dell’essere così innamorati da sentirsi “uno”, e dell’essere così lontani dall’egoismo da spezzarsi l’uno nell’altro, in un gioco di riflessi libero e gratuito.
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