Hai mai sentito quella frase: “Ti giuro che è vero!”? Di solito arriva quando uno non sa più come convincere l’altro. Ecco, Gesù oggi ci dice: “Smettila di giurare, di rincorrere le parole per sembrare affidabile. Di’ semplicemente sì o no.”
Ma chi ci riesce? Viviamo in un mondo dove tutto è storytelling, apparenza, contratti, doppie vite e filtri. Noi stessi, a volte, non sappiamo nemmeno chi siamo davvero. E allora Gesù, che non ha bisogno di effetti speciali, ci lancia un invito semplice e rivoluzionario: essere veri. Non perfetti, veri.
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Al tempo di Gesù, si giurava su tutto: sul tempio, su Gerusalemme, perfino sui capelli. Una prassi che sembrava spirituale, ma era solo una scappatoia per dire “guarda che questa volta dico la verità… le altre, boh”. Gesù invece punta dritto al cuore: tu sei credibile quando la tua vita e le tue parole coincidono. Semplice? No. Possibile? Sì, se ci lasciamo riconciliare con Dio (2Cor 5). Perché solo riconciliati con noi stessi e con Lui, smettiamo di recitare.
Prova a pensarti come un telaio: ogni tua parola è un filo che tesse relazioni. Se menti, quel filo si spezza, si aggroviglia. Se dici sì col cuore o no con rispetto, quel tessuto regge, anche nei conflitti. E regge pure quando le cose si mettono male, perché è fatto di verità.
Tu, che vivi relazioni spesso liquide, segnate da allontanamento e incomprensioni, puoi scegliere di essere uno che “sta”. Che dice quello che pensa, con delicatezza ma senza girarci intorno. Uno che non giura, ma si gioca in ciò che promette.
E allora, non è questione di moralismi. È questione di libertà. Di dignità. Di amore, sì, perché chi ama non ha bisogno di maschere. E chi ama davvero è già sulla strada di Cristo, anche senza accorgersene.
Allora, chi sei quando nessuno ti guarda? Perché è lì che inizia il tuo vero “sì”…
don Domenico Bruno
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